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Edizione del 12/08/2026

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Rivista Africa
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terrorismo

    Jnim
    FOCUS

    I jihadisti sono sempre più radicati e influenti in Africa occidentale

    di Tommaso Meo 16 Luglio 2026
    Scritto da Tommaso Meo

    L’Onu avverte: la minaccia jihadista e il narcotraffico si estendono ora verso il Golfo di Guinea. Di fronte a una crisi umanitaria record, le sole risposte militari si confermano insufficienti. Si intravedono tuttavia i primi segnali di riavvicinamento e dialogo tra Ecowas e Stati del Sahel

    Droni, mezzi di comunicazione sofisticati, criptovalute, attacchi coordinati in diversi Paesi, legami con le reti criminali transnazionali rafforzati. La minaccia rappresentata dai terroristi e da altri gruppi armati non statali rimane acuta, in particolare nel Sahel centrale e nel nord della Nigeria, e sta ora prendendo di mira rapidamente gli Stati costieri del Golfo di Guinea. Questo è il quadro che ha presentato davanti al Consiglio di Sicurezza dell’Onu il capo dell’Ufficio delle Nazioni Unite per l’Africa occidentale e il Sahel (Unowas), Leonardo Santos Simão.

    Il rapporto di Simão rileva che i gruppi jihadisti non si accontentano più di lanciare attacchi nell’Africa occidentale e nel Sahel. Amministrano territori, controllano le rotte commerciali, sfruttano le nuove tecnologie e spingono gradualmente la loro influenza verso gli Stati costieri del Golfo di Guinea. Il loro obiettivo va oltre le semplici operazioni militari. I terroristi vogliono consolidare il controllo territoriale ed economico minando al contempo la fiducia delle persone nelle autorità pubbliche. Di fronte a questo cambiamento, le risposte dei governi faticano a tenere il passo, mentre una timida dinamica di dialogo regionale cerca di riprendere forma.

    In Mali, una coalizione che riunisce il Gruppo di sostegno all’Islam e ai musulmani (Jnim, in arabo), affiliato ad Al-Qaeda, e il Fronte di liberazione Azawad (Fla) ha lanciato, il 25 aprile, attacchi simultanei contro Bamako, Kati, Gao, Kidal e Mopti. Secondo Simão, queste offensive hanno causato vittime civili e militari, tra cui il ministro della Difesa maliano. I combattimenti proseguono ora nel nord del Paese, mentre il blocco parziale di diverse strade interrompe gli approvvigionamenti alla capitale e gli attacchi alle linee elettriche colpiscono la distribution di acqua ed elettricità.

    In Niger gli attacchi hanno preso di mira soprattutto l’aeroporto di Niamey e una base militare a Tahoua, nel sud-ovest. In Burkina Faso, le regioni settentrionali e orientali continuano ad essere attaccate, talvolta tramite droni. Infine, in Nigeria, il nord del Paese e la regione centrale conosciuta come Middle Belt continuano ad essere colpite da rapimenti, ripetuti attacchi e un pesante prezzo pagato dai civili.

    Alla fine di febbraio, l’Africa occidentale e il Sahel contavano quasi 6,8 milioni di sfollati interni, ai quali si aggiungevano 1,3 milioni di rifugiati e richiedenti asilo. Gli Stati del Golfo di Guinea, a lungo relativamente risparmiati, ospitano ora circa 220.000 rifugiati. In Liberia, il numero di cittadini burkinabè insediatisi nel Paese è più che triplicato dal 2025, passando da 40.000 a 140.000 persone e mettendo sotto pressione i terreni disponibili, i servizi pubblici e le comunità ospitanti.

    L’accesso umanitario continua a peggiorare. I deficit di finanziamento stanno riducendo le operazioni di soccorso, mentre donne, bambini e giovani sopportano il peso delle conseguenze della crisi: sfollamenti, violazioni dei diritti fondamentali, abbandono scolastico e accesso limitato ai servizi essenziali.

    Un altro sviluppo preoccupante è l’aumento del traffico di droga. Secondo Simão, la produzione, la circolazione e il consumo di droga stanno aumentando rapidamente, soprattutto negli Stati costieri dove le autorità stanno aumentando i sequestri. I giovani sono le prime vittime, ma anche alcuni gruppi armati utilizzano queste sostanze per i loro combattenti. Ancora più preoccupante è il fatto che si ritiene che i cartelli esercitino un’influenza crescente su alcune istituzioni pubbliche, contribuendo al loro indebolimento. Questo fenomeno illustra la crescente sovrapposizione tra terrorismo, criminalità organizzata ed economie parallele, che sfuma ulteriormente i confini tra insurrezione, traffico di esseri umani e governance.

    Dopo diversi anni di rotture diplomatiche tra la Comunità economica degli Stati dell’Africa occidentale (Ecowas) e l’Alleanza degli Stati del Sahel (Aes), si vedono alcuni segnali di riavvicinamento. Una conferenza regionale ad Accra, la capitale del Ghana, a gennaio ha avviato le discussioni su un nuovo meccanismo di cooperazione in materia di sicurezza. L’Ecowas ha nominato l’ex primo ministro guineano Lansana Kouyaté negoziatore con i paesi del blocco Aes, mentre diversi Stati, tra cui Senegal e Togo, stanno aumentando il numero dei negoziati. Anche l’Unione Africana sta rafforzando il proprio impegno in questi sforzi per promuovere la riconciliazione.

    Il funzionario delle Nazioni Unite vede in questi passi i primi segnali di un cambiamento di approccio. «Stiamo assistendo a un passaggio dal confronto alla collaborazione e a un impegno costruttivo che sta iniziando a produrre risultati concreti», ha dichiarato al Consiglio.

    Tra questi risultati figurano la riapertura del valico di frontiera di Kamba tra Niger e Nigeria, i colloqui in corso per la riapertura del confine tra Niger e Benin, la ripresa dei contatti diplomatici tra Mali e Algeria e gli sforzi di mediazione in Sierra Leone e nel bacino del fiume Mano.

    Al di là delle operazioni militari, Simão ha sottolineato un concetto ormai centrale nel discorso delle Nazioni Unite: la sicurezza non può essere sostenibile senza sviluppo. «Le sole risposte in materia di sicurezza non saranno sufficienti». «Per affrontare le cause profonde dell’instabilità in modo duraturo, dobbiamo investire nelle basi sociali, economiche e ambientali della pace», ha affermato.

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    16 Luglio 2026 0 commentI
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