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Edizione del 26/09/2026

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Rivista Africa
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Tag:

jihadisti

    FOCUS

    Nigeria, i 600 rapiti: cosa raccontano le immagini?

    di Tommaso Meo 25 Agosto 2026
    Scritto da Tommaso Meo

    Il drammatico filmato degli studenti rapiti sta facendo il giro del web, ma la ricostruzione dei fatti rivela che non si tratta del risultato di un singolo sequestro, bensì dell’accumularsi di una lunga scia di attacchi jihadisti che sta devastando la popolazione nel nord della Nigeria

    di Andrea Spinelli Barrile

     

     

    Il mondo è rimasto sotto shock davanti alle immagini video che mostrano centinaia di persone rapite, soprattutto anziani, donne e bambini, da un gruppo armato nel nord della Nigeria. Nei giorni scorsi sono state diffuse sui social, e riprese dai media di tutto il mondo, le drammatiche immagini degli ostaggi nelle mani, probabilmente, del gruppo denominato Lakurawa, che nasce come una forza di autodifesa una quindicina di anni fa e diventa un importante affiliato allo Stato islamico a maggio di quest’anno. O, forse, secondo altre lettura, gli aggressori potrebbero essere membri di una fazione di Boko haram.

    Nei video circolati, circa 600 persone, tutte ammassate in grandi gruppi e sedute in una zona boschiva, sono circondate da uomini armati che impartiscono ordini in lingua hausa mentre in sottofondo si sentono diversi bambini piangere. Questi ostaggi, tuttavia, non sarebbero il bottino di un singolo sequestro, nello specifico dell’azione del 21 agosto contro la moschea Kpenia a Dekara, un villaggio nella regione di Borgu, nello Stato nigeriano del Niger, nel centro-nord del Paese, ma sono la diretta conseguenza di una crisi di sicurezza che va avanti da anni e si aggrava sempre di più: in seguito a questo attacco, il governatore Bago ha ordinato l’evacuazione degli abitanti delle comunità vicine al lago Kainji, avvertendo che la loro continua presenza avrebbe potuto portare a operazioni militari volte a eliminare i terroristi dalle foreste circostanti.

     

    https://www.youtube.com/watch?v=XaH_zwAvnBw

    Secondo Amnesty international, l’attacco alla moschea del 21 agosto ha causato, oltre alla morte di diverse persone, il rapimento di circa 80 persone: l’organizzazione ha aggiunto che i sopravvissuti a precedenti rapimenti di massa hanno denunciato torture, fame, violenza sessuale, amputazioni e di essere stati costretti ad assistere o a partecipare ad atrocità. L’attacco di Kpenya è avvenuto appena una settimana dopo che alcuni uomini armati avevano ucciso almeno 32 persone durante la preghiera del venerdì in una moschea nella comunità di Ungushi, nella zona di governo locale di Kebbe, nello Stato di Sokoto. In quell’occasione, anche l’imam della moschea era rimasto ucciso. In realtà, il 21 agosto ci sono stati diversi attacchi simultanei contro le moschee durante la preghiera del venerdì, a Dekara, Kpenya, Sabon-Gida e Gidan-Zana.

    In tutti questi attacchi, gli aggressori avrebbero poi radunato i superstiti e li avrebbero costretti a seguirli nella foresta ma non sono state diffuse cifre ufficiali (né approssimative) sul numero degli ostaggi: molte delle persone che compaiono nei recenti video diffusi online potrebbero essere le vittime di rapimenti avvenuti in precedenza. Nel novembre 2025, ad esempio, un gruppo armato ha rapito un numero imprecisato di viaggiatori lungo la strada Wawa-Lumma.

    Infatti le violenze, in quell’area, vanno avanti indiscriminatamente da febbraio: i media nigeriani hanno riferito, da allora, attacchi contro le comunità di Feyi, Tungan Makeri e Nkpas, assalti durati giorni e costati almeno 26 vittime. A giugno è stato segnalato un altro attacco a Pissa, dove presunti terroristi di Boko Haram hanno ucciso un numero imprecisato di persone, ne hanno rapite altre e hanno dato fuoco alle case. Gli aggressori hanno anche minacciato le comunità vicine, tra cui Kabe e Sukumba. Un’insicurezza che non risparmia né i villaggi né le zone rurali: ad aprile, dei gruppi armati operanti nei pressi del Parco nazionale di Kainji hanno rapito diverse persone a Wawa mentre a giugno il quotidiano Premium times ha riferito che dei jihadisti armati erano entrati a Zugurma, una comunità vicino al Parco nazionale del lago Kainji, dove avrebbero tenuto un raduno e pronunciato un sermone. Secondo il quotidiano Daily Trust, che cita testimoni oculari, che tra dicembre 2025 e giugno 2026 più di una dozzina di villaggi nel distretto di Anindita e nel consiglio di sviluppo dell’area di Babanna sono stati attaccati e distrutti dai questi gruppi armati, costringendo gli abitanti alla fuga.

    Ad oggi, in molte di queste località è impossibile lavorare (Anindita, Babanna e Gada-Oli), gli sfollati sono spannometricamente quantificati in 300.000 persone e le scuole sono chiuse da mesi. Diversi mercati nel distretto di Borgu, un tempo noti come importanti centri di commercio di cereali e bestiame, sono stati costretti a chiudere a causa di questi attacchi, dei rapimenti e dell’imposizione di tasse su agricoltori e commercianti. Tradizionalmente, le comunità della zona producono mais, riso, fagioli, miglio, sorgo, arachidi e soia in quantità commerciali e allevano anche bovini, ovini e caprini, che vengono poi forniti ai mercati di Lagos e Ibadan.

    In quelle aree, secondo diversi testimoni citati dai media nigeriani, i gruppi armati impongono anche il pagamento di tasse e diritti di lavoro: secondo un funzionario locale, i gruppi armati hanno imposto tasse per un totale di 75 milioni di naira (50.000 euro circa) alle comunità lungo il confine tra Niger e Kwara, minacciando attacchi se il denaro non fosse stato pagato e oggi circa dieci mercati nell’area sono stati chiusi a causa di ripetuti attacchi e rapimenti.

     

     

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    25 Agosto 2026 0 commentI
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