Attentato a Barcellona, due jihadisti maghrebini alla «conquista» di Andalus

di Enrico Casale
attentato a barcellona
Tempo di lettura stimato: 2 minuti

Sono due fratelli di origine marocchina (ai quali forse va aggiunto un terzo uomo in fuga) i componenti della cellula terroristica che ieri ha colpito il centro di Barcellona facendo 13 vittime e decine di feriti. Si tratta di Moussa e Driss Oukabir e vengono da Aghbala, una cittadina sulla catena montuosa dell’Atlante. Entrambi vivevano a Ripoll, ma di recente erano stati in Marocco, forse per coordinarsi con altri membri dell’Isis (che ha rivendicato l’azione).

Il fatto che l’attentato sia stato effettuato a Barcellona non è casuale. La capitale della Catalogna è sì un centro molto vivo nel quale si incontrano molte culture diverse, ma è anche il punto di riferimento del jihadismo attivo in Spagna. Dal 2013, sono state smantellate in tutto il Paese una quarantina di cellule, di queste il 30% operava proprio tra le ramblas. Contro il 22% di Ceuta (l’enclave spagnola in Marocco) e il 15,3% di Madrid.

Non è un caso neppure che gli attentatori fossero marocchini. Per la propaganda islamista: partire dal Maghreb per colpire al cuore la Spagna ribadisce il legame fra il mondo musulmano e le terre che i jihadisti chiamano Andalus, il nome arabo dei loro secolari domini nella penisola iberica. La riconquista di Andalus è fra le «rivendicazioni» dell’Isis, fin dal 2014, e l’attacco di Barcellona è il primo riuscito in Spagna dal 2004, dopo quello organizzato da al Qaeda nella stazione madrilena di Atocha (nel quale morirono 192 persone e ne rimasero ferite 2.057). Ora, con la prima strage dell’Isis in terra spagnola, siamo di fronte a una staffetta fra le due più pericolose organizzazioni terroristiche, che rispecchia quella avvenuta negli ultimi quattro anni fra i jihadisti iberici.

L’attentato è stato pianificato meticolosamente sulla base delle linee guida dei «manuali» online. I terroristi hanno seguito con attenzione le istruzioni su come compiere una strage. I due marocchini si sono certamente appoggiati a una rete più complessa, come dimostra anche il fallito attentato a Cambrils (dove sono morti cinque jihadisti). I due non sono quindi «lupi solitari».

Altre letture correlate:

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

X