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Edizione del 26/09/2026

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Rivista Africa
La rivista del continente vero
Tag:

jihadismo

    Onu anti terrorismo
    FOCUS

    Nessun freno all’espansione del jihadismo africano

    di Tommaso Meo 31 Agosto 2026
    Scritto da Tommaso Meo

    Un rapporto del Consiglio di sicurezza Onu svela l’espansione, i nuovi finanziamenti e le alleanze dei gruppi armati dal Sahel al Corno d’Africa

    di Andrea Spinelli Barrile

    Secondo un rapporto del Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite, i gruppi jihadisti continuano a rafforzare le proprie capacità operative e finanziarie e ad espandere le proprie aree di attività in diverse regioni dell’Africa, tra cui il Sahel, l’Africa centrale e il Corno d’Africa.

    Jama’a Nusrat ul-Islam wa al-Muslimin (o Gruppo di sostegno all’Islam e ai musulmani, Jnim), che si stima conti tra i 7.000 e gli 8.000 membri, quasi la metà dei quali in Mali, rimane uno dei principali gruppi armati attivi nell’Africa occidentale. Come ricorda il rapporto, il 25 aprile il Jnim ha lanciato un’offensiva coordinata con il Fronte di liberazione dell’Azawad (Fla) in diverse regioni del Mali. L’obiettivo era quello di aumentare la pressione sulle autorità maliane: le operazioni permisero in particolare al gruppo di riconquistare posizioni nel nord del Mali, tra cui Kidal, ed espandersi verso Bamako e Kati. In quest’ultima città, circa 200 combattenti avrebbero partecipato a un attacco durante il quale il ministro della Difesa maliano è rimasto ucciso. Le sue risorse finanziarie proverrebbero principalmente dai riscatti, stimati intorno ai 50 milioni di dollari nel 2025. Il gruppo sta sempre più utilizzando le comunicazioni satellitari commerciali per coordinare le proprie operazioni.

    Rimanendo nel Sahel, in Burkina Faso, nel 2026 sono stati rivendicati oltre 130 attacchi jihadisti, con operazioni in espansione verso Ouagadougou. Il Niger ha registrato più di 17 attacchi da gennaio, mentre sei attacchi sono stati documentati nel nord del Benin, dove il rapporto segnala anche i primi segnali di reclutamento locale.

    Lo Stato islamico nel grande Sahara (Eigs) è un altro dei principali gruppi attivi in Africa, con circa 2.000 membri: si ritiene che il gruppo sia responsabile del 75% degli attacchi rivendicati in Niger nel 2026, ad esempio quello del 29 gennaio, un attacco all’aeroporto di Niamey condotto da una quarantina di combattenti equipaggiati con motociclette e pick-up e supportati da droni da ricognizione che hanno provocato la distruzione di due aerei leggeri, un caccia e un elicottero.

    La rivalità tra questi due gruppi, Jnim e Eigs, si è accesa negli ultimi tempi: Eigs sostiene di aver ucciso circa 100 combattenti del Jnin tra febbraio e aprile e avrebbe ampliato le sue attività di reclutamento in Nigeria, in particolare negli stati di Kebbi e Zamfara, in collaborazione con membri del gruppo Lakurawa. La scorsa settimana, il Jnim ha rivendicato l’uccisione del leader dell’Eigs nel Sahel, Abou Zeid al-Burkinawi.

    C’è poi lo Stato islamico dell’Africa occidentale (Iswap) che ha rivendicato la responsabilità di oltre 174 attacchi tra gennaio e maggio, un aumento rispetto al 2025. Il suo leader, Abu Bilal al-Mainuki, è stato ucciso il 16 maggio durante un’operazione congiunta tra forze nigeriane e americane a Metele, nello Stato nigeriano di Borno.

    Il rapporto rileva inoltre una ripresa importante dell’attività di Boko Haram e degli scontri con l’Iswap nella foresta di Sambisa, sui monti Mandara e nell’area di Abadam, nel nord della Nigeria: secondo quanto riportato, oltre 416 persone sarebbero state rapite a Ngoshe, nello stato di Borno, all’inizio di marzo.

    Le Forze democratiche alleate (Adf), un gruppo jihadista attivo nell’est della Repubblica democratica del Congo, stanno espandendo le proprie operazioni e si stima che le Adf abbiano tra i 1.500 e i 2.000 membri attivi, tra cui circa 600 combattenti maschi adulti. Il loro leader è Musa Baluku, e vivrebbe nella regione dell’Haut-Uélé. Si ritiene che il gruppo sia organizzato attorno a tre strutture strategiche guidate da Ssebagala, Muhammad Lumisa e Abu Waqas: tra gennaio e maggio sono stati registrati oltre 80 attacchi attribuiti all’Adf, che hanno causato più di 400 morti. Il gruppo ha esteso le sue operazioni anche all’Haut-Uélé, dove il primo attacco è stato segnalato all’inizio di maggio. A Bafwakao, all’inizio di aprile, sono stati uccisi 43 civili. Gli attacchi ai siti minerari auriferi di Muchacha e Babesua a metà marzo hanno provocato oltre 50 morti e il rapimento di circa 30 persone.

    Spostandosi in Mozambico, sono tra i 400 e i 500 i militanti di Ahl al-Sunna wal-Jama’a (Aswj) attivi nella sola provincia di Cabo Delgado. Organizzato in piccole cellule da 10-15 elementi, il gruppo sta spingendo il proprio raggio d’azione verso Meluco, Montepuez, Ancuabe e Chiúre, finanziandosi prevalentemente con le estorsioni ai danni dei pescatori locali e il commercio illecito di specie marine, tra cui cetrioli di mare e cavallucci marini.

    Risalendo il continente verso il Corno d’Africa, lo Stato islamico in Somalia mantiene una presenza più contenuta sui monti Cal Miskaat — tra i 150 e i 250 uomini —, sostenuta da modesti proventi estorti nelle aree di Boossaaso e Qandala. Ben diversa è la situazione di Al-Shabaab: dopo aver perso diversi leader tra il dicembre 2025 e il febbraio 2026, lo storico gruppo somalo ha virato verso operazioni più mirate. Questo riassestamento ne ha ridotto gli introiti mensili a Mogadiscio (scesi da 12-15 milioni a circa 5-9 milioni di dollari), senza tuttavia impedirgli di stringere assi strategici sempre più saldi con gli Houthi: si stima infatti che un contingente tra i 150 e i 400 combattenti abbia già ricevuto addestramento dal movimento yemenita.

    Sullo scacchiere del Nord Africa, Al Qaeda nel Maghreb islamico si attesta attorno ai 200-300 operativi, con il leader Abu Ubaydah Youssef al-Anabi in costante spostamento lungo il confine tra Mali e Burkina Faso. Nello stesso quadrante, l’attività di contrasto delle autorità registra diversi risultati: l’Algeria riferisce di 75 arresti e della neutralizzazione o resa di 20 terroristi, mentre la cooperazione tra Marocco e Spagna ha portato allo smantellamento di varie cellule locali. Completano il quadro i circa 100 combattenti dello Stato Islamico ancora arroccati nel Fezzan libico e gli arresti compiuti in Sudan a carico di dieci persone accusate di finanziamento illecito alla rete jihadista.

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