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Edizione del 24/08/2026

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Rivista Africa
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africa

    FOCUS

    Da Hollywood all’Africa: la corsa ai passaporti per le star afroamericane

    di Tommaso Meo 15 Febbraio 2026
    Scritto da Tommaso Meo

    di Stefano Pancera

    Dal Ghana al Benin, sempre più Paesi africani concedono cittadinanza a celebrità nere statunitensi per rafforzare i legami con la diaspora, rilanciare il turismo della memoria e costruire una nuova diplomazia panafricana. Tra strategie di lungo periodo, marketing e critiche sul rischio di operazioni simboliche

    Quando a luglio 2025 Ciara, una delle performer statunitensi tra le più popolari della scena R&B, è scesa dall’aereo a Cotonou, in Benin, non era solo una popstar in tournée: era il volto di una nuova strategia africana verso la diaspora nera americana. L’anno prima, l’icona della black music Stevie Wonder, nel palazzo presidenziale di Accra, otteneva il certificato di cittadinanza ghanese il giorno del suo settantaquattresimo compleanno.

    Lo stesso copione si è ripetuto a Conakry, dove l’attrice Meagan Good e l’attore Jonathan Majors hanno ricevuto la cittadinanza guineana dopo test del Dna che tracciavano la loro ascendenza nel Paese. Ultimo in ordine di tempo è stato lo youtuber afroamericano ventunenne IShowSpeed che, durante il suo vorticoso tour nel continente, ha ottenuto la cittadinanza ghanese.

    Soft power e destination marketing

    L’impennata dei “ritorni” è profondamente legata all’attuale clima politico in Occidente. Con la migrazione netta verso gli Stati Uniti che ha toccato i minimi storici nel 2025, la narrazione del “Sogno americano” lascia spazio alla ricerca di una “Realtà africana” fatta di sicurezza psicologica e vera appartenenza.

    Dietro le immagini patinate, le motivazioni dei governi africani sono molteplici. C’è innanzitutto il soft power: dare un passaporto a una star significa legare il nome del Paese alla potenza mediatica dei suoi account social, dei suoi tour, delle sue storie. Non è un caso che molti conferimenti di cittadinanza siano accompagnati da viaggi mediatici in siti turistici, festival e luoghi della memoria: è il cosiddetto “destination marketing”.

    Il Ghana e il programma “Beyond the Return”

    Il Ghana è oggi uno dei casi più strutturati. Attraverso l’iniziativa “Beyond the Return”, un programma decennale (2020-2030) che prosegue il “Year of Return 2019”, il Paese combina turismo della memoria, investimenti della diaspora e politiche di coinvolgimento a lungo termine. L’obiettivo è stabilizzare i flussi di afrodiscendenti interessati non solo a visitare, ma anche a rimanere, comprare casa, aprire attività.

    Tra promesse di cittadinanza e ostacoli burocratici, al momento Accra ha sospeso le domande di cittadinanza per la diaspora dopo le proteste sui costi e l’obbligo del test del Dna. In Sierra Leone invece è stato istituito un canale speciale di accesso alla cittadinanza per i membri della diaspora nera che dimostrino – tramite test del Dna e un percorso dedicato – una discendenza da gruppi etnici sierraleonesi.

    Cittadinanza e turismo della memoria

    Il Benin ha adottato nel 2024 una legge storica che riconosce la nazionalità beninese agli afrodiscendenti legati alla tratta atlantica. Il programma digitale “My Afro Origins” concede la cittadinanza a chi può dimostrare ascendenze subsahariane africane. Parallelamente, a Ouidah è in costruzione il Marina Project, un mega-complesso turistico multifunzionale che trasforma i luoghi della tratta in poli di memoria e motori economici, collegando direttamente la nuova legge sulla cittadinanza a un’offerta turistica incentrata sulla storia della schiavitù.

    Usare le celebrità come ambasciatori è “un modo per noi di essere sul disco, di essere sullo schermo. Ora sta funzionando. Si può andare sui social network. Si vede il Benin ovunque”, ha recentemente osservato il docente e analista beninese Francis Kpatindé.

    Passaporti vip: opportunità o facciata?

    Ottenere la cittadinanza in un Paese africano significa avvicinarsi agli antenati, ma anche acquisire il diritto a possedere proprietà, votare o accedere a funzioni pubbliche. Naturalmente, non tutti leggono questa tendenza allo stesso modo. Alcuni analisti africani sottolineano il rischio che le cerimonie di cittadinanza per le star restino operazioni di facciata, con poco radicamento reale nel lungo periodo. Per altri c’è la sensazione che le celebrità stiano bypassando quello che per gli altri spesso è un processo ingombrante e costoso per ottenere i passaporti.

    Mentre star e influencer ottengono passaporti onorari, migliaia di afroamericani attendono regole chiare per vivere e investire nel Paese. Finora, però, i governi coinvolti rivendicano la scelta: nei loro discorsi pubblici, le star non sono solo testimonial, ma strumenti per rendere visibile una storia rimossa. Ci vorrà tuttavia del tempo per valutare i frutti di questa strategia.

    Una nuova diplomazia panafricana

    Se si mettono insieme vecchie glorie come Miriam Makeba, che negli anni Sessanta si trasferì in Guinea, e nuovi volti come il rapper e attore afroamericano Ludacris, noto anche per Fast & Furious, che dal 2020 è diventato cittadino gabonese, emerge l’immagine di una “nuova diplomazia panafricana”, molto diversa da quella delle conferenze degli anni Sessanta, ma non meno politica.

    Gli Stati africani che la praticano stanno usando le celebrità afrodiscendenti per rileggere il proprio passato, per parlare alla diaspora come se fosse un “sesto continente” e per dimostrarsi finalmente non solo come luoghi da cui si parte, ma come terre dove si può scegliere di tornare.

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    15 Febbraio 2026 0 commentI
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