Sudafrica | Il lockdown e la violenza sulle donne

di Valentina Milani
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La quarantena forzata ha generato in tutto il mondo un drammatico effetto collaterale: l’aumento della violenza sulle donne. Un triste dato che non ha risparmiato il Sudafrica, anzi: il Paese dove, già nella normalità, si registra uno dei più alti tassi a livello globale di abusi sul genere femminile, ha infatti dovuto fare i conti con una vera e propria impennata del numero di casi di donne maltrattate all’interno della propria abitazione.

Solo nella prima settimana di blocco (iniziato il 25 marzo e durato 21 giorni), le autorità hanno ricevuto 2300 denunce di violenza di genere (il doppio del numero che normalmente viene registrato nel Paese) e i telefoni delle organizzazioni sociali attive per aiutare le donne in difficoltà hanno continuato a squillare. Un aumento dovuto a una combinazione di fattori, primo fra tutti un dato pratico e logistico: l’impossibilità di fuggire fisicamente dall’aggressore a causa delle restrizioni dettate dal lockdown che, tra l’altro, ha generato perdita di reddito per molte famiglie, paura, stress e ansia. Questo, insieme alla mancanza della routine quotidiana (per molti africani vissuta principalmente fuori da casa), ha creato un ambiente domestico teso e insidioso.

Tutto ciò si è andato ad aggiungere a una serie di problematiche sociali già presenti in Sudafrica, legate anche all’attività di estrazione mineraria. Nella regione di Rustenburg, meglio conosciuta come Platinum Mining Belt, si estrae infatti il più grande quantitativo di platino al mondo e, contemporaneamente, si registra uno dei più alti tassi di violenza sulle donne al livello globale. Stupri, percosse e violenza psicologica sono diventate in questa zona a nord del Paese parte integrante della routine quotidiana di molte ragazze e signore.

Secondo il Medical Research of South Africa, nel Paese, nella ‘normalità’, una donna subisce aggressioni sessuali ogni 36 secondi, un uomo su quattro ha commesso un reato sessuale e il 40% degli uomini ha picchiato la propria donna. Dati che diventano ancora più inquietanti se si pensa che nella nazione arcobaleno si registra un tasso di femminicidi circa sei volte più alto rispetto alla media globale, come dichiara un rapporto redatto da Medici Senza Frontiere. Numeri questi che oggi, purtroppo, sono raddoppiati.

Il teatro di queste violenze è un luogo dove gravi disagi sociali rendono gli uomini frustrati e, in alcuni casi, inclini a bere e a sfogarsi contro le donne. Le terre del Rustenburg sono ricoperte da pozzi di estrazione di platino: distese di savana dalle quali le popolazioni locali sono state cacciate per far posto alle compagnie multinazionali. Le persone si trovano così a vivere ammassate in baraccopoli a ridosso delle miniere. Come nella shanty town che si trova nei pressi della cittadina di Rustenburg: viene chiamata Sondela, termine che, in lingua locale xhosa, significa ‘vieni un po’ più vicino’. Il nome deriva dal fatto che le prostitute che la abitano tendono a costruire le baracche sempre più attaccate al vicinissimo impianto di estrazione per poter abbordare i minatori quando escono dal lavoro.

Le possibilità di lavoro per uomini e donne sono infatti davvero pochissime: «le persone del posto non possono più coltivare le terre, così l’unico modo per guadagnare qualcosa per gli uomini è fare il minatore e per le donne o lavorare anch’esse in miniera oppure prostituirsi», spiega a noi di Africa Richard (nome di fantasia per proteggere l’interessato), sindacalista dei minatori, mentre cammina sopra la collina di rifiuti che incombe sulla distesa di baracche. Le condizioni di lavoro sono infatti agghiaccianti: sottopagati e spesso provenienti da altri Paesi africani, si trovano a vivere in compound dove non vi è alcuna distrazione. Così molti si rivolgono all’alcol che può, però, scatenare violenza anche sulle ragazze più giovani e indifese.

Una situazione tremenda che negli ultimi anni era già stata aggravata dal crollo del prezzo del platino che aveva causato licenziamenti e diminuzioni di paghe e che ora si trova a precipitare, a causa del Coronaviurs, non solo nel Rustenburg ma in tutto il Sudafrica: solo poche settimane fa la popolazione è rimasta scioccata dallo stupro e dall’omicidio di una ragazza di Soweto (Johannesburg) che era andata a fare la spesa.

Durante il blocco, le strutture di supporto legale e sociale per la violenza domestica e la protezione delle donne sono ovviamente rimaste operative e sono letteralmente state inondate di richieste di aiuto, difficili da gestire, anche per ragioni di sicurezza sanitaria legate alla pandemia.

(Testo e foto di Valentina Giulia Milani)

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