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Pubblicato il 13 Nov 2017 in In evidenza

Somaliland, al voto il Paese che non c’è

Somaliland, al voto il Paese che non c’è

Il Somaliland vota oggi, 13 novembre per eleggere il presidente della Repubblica. Lo Stato che, sulla carta, non dovrebbe esistere, torna alle urne per scegliere i suoi rappresentanti. Ex colonia britannica, sempre insofferente al potere centrale di Mogadiscio, è diventata indipendente nel 1991 poco dopo la caduta del regime di Siad Barre. L’autoproclamata repubblica non ha però mai ottenuto il riconoscimento della comunità internazionale sebbene in questi anni abbia rappresentato un modello di stabilità politica ed economica e abbia sviluppato un proprio sistema che garantisce una rappresentanza democratica.

«Il Somaliland – spiega a Rfi.fr Michael Pareti, un analista che da anni vive nel Paese – è un territorio stabile in una zona complessa. Non si registrano conflitti dal 1997, c’è un amministrazione che funziona e ha bisogno di supporto per continuare a servire i suoi cittadini. Minare questi sforzi, rifiutando un aiuto sarebbe perverso e contro-produttucente».

In questi 27 anni ha periodicamente organizzato elezioni che si sono svolte senza incidenti e senza brogli evidenti. Secondo gli osservatori internazionali, il Somaliland è un modello da seguire per i Paesi della regione. Come dar loro torto guardando alle tensioni in atto in Sud Sudan, Kenya ma anche e soprattutto nella Somalia meridionale?

Questa campagna elettorale ha visto sfidarsi tre diversi candidati con tre diversi approcci su come ottenere un riconoscimento internazionale. È quanto emerge da dichiarazioni dei tre candidati raccolte dal sito di Voice of America a Hargeisa, capitale della repubblica. I candidati sono Musa Bihi Abdi del partito di governo «Kulmiye», Faisal Ali Waraabe del partito «Per la giustizia e lo sviluppo», Abdirahman Mohamed Abdullahi del principale partito di opposizione, il «Waddani» (o Wadani). Per tenere le elezioni, le scuole pubbliche e private rimarranno chiuse per otto giorni. Alle urne si recheranno 700mila cittadini dei quasi quattro milioni di abitanti del Paese.

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