Nigeria, se l’unica legge è il caos

di Diego Fiore
Tempo di lettura stimato: 4 minuti

Si fa sempre più esplosiva la situazione in Nigeria. Proseguono le proteste, che non si arrestano nemmeno di fronte alle violenze della polizia. Da più parti, all’interno del Paese e dall’estero, arrivano sollecitazioni, raccomandazioni, affinché cessino le violenze, in particolare si chiede che le forze dell’ordine applichino la legge e usino moderazione. Manifestazioni e proteste che hanno preso le mosse dalla brutalità con la quale agiscono le Sars (Squadra speciale anti-rapina), che non si preoccupano della legge e uccidono e picchiano spesso senza alcuna ragione. Le proteste #EndSARS sono in corso da più di due settimane con continue richieste di importanti riforme della polizia anche se la Squadra speciale è stata ora sciolta. Il governatore dello Stato più popoloso della Nigeria, Lagos, ha pubblicato un elenco di 23 agenti di polizia accusati o in attesa di essere accusati di vari reati relativi alle brutalità commesse. Le accuse includono omicidio colposo, rapina a mano armata e lesioni personali gravi. Babajide Sanwo-Olu, il governatore di Lagos, ha scritto su Twitter di aver pubblicato la lista per mostrare che sta «ricostruendo Lagos e ponendo fine alla brutalità della polizia». 

Cronologia delle evasioni

Le proteste, inoltre, hanno scatenato anche bande di criminali che nulla hanno a che fare con i manifestanti e che utilizzano il caos che si è venuto a creare in alcuni Stati del Paese federale per altri fini. Un numero imprecisato di detenuti, infatti, è evaso da una prigione nello Stato del Delta, nel sud della Nigeria, schivando i colpi d’arma da fuoco degli agenti di sicurezza: lo ha riferito la polizia alla BBC. L’evasione dal carcere di Warri è iniziata dopo che alcune persone hanno cercato di entrare con la forza nella struttura. Si dice poi che decine di detenuti siano fuggiti da una prigione nello Stato di Ondo dopo essere stati attaccati, mentre un tentativo di evasione nella prigione Ikoyi di Lagos è stato sventato dalle forze di sicurezza giovedì scorso. Tutto ciò non ha nulla a che fare con la legittime richieste della stragrande dei manifestanti. Insomma, i pozzi ormai sono inquinati: «Ho persino paura mentre parlo, perché non so cosa stia succedendo nelle mie vicinanze», si sfoga una donna di Abuja durante il filmato.

Homo homini lupus

Il presidente della Nigeria, intanto, ha presieduto il Comitato sulla sicurezza pubblica con i capi della difesa per valutare la situazione nel Paese. Secondo il suo consigliere per la sicurezza nazionale Babagana Monguno, citato dall’agenzia di stampa Reuters, il presidente nigeriano Muhammadu Buhari ha affermato che soldati e poliziotti dovrebbero mostrare moderazione e operare «entro i confini della legalità». Il presidente, durante la riunione, ha chiesto alle agenzie di sicurezza di applicare la massima moderazione possibile. Intanto si moltiplicano le testimonianze sulla brutalità della polizia. Testimoni oculari della sparatoria avvenuta martedì scorso nello Stato di Lagos in Nigeria hanno riferito alla BBC che sembrava trattarsi di una guerra. Uomini in uniforme si sono fermati accanto ai manifestanti e hanno iniziato a sparare nonostante le persone in piazza avessero le mani alzate. Un comportamento scellerato ma ormai abituale da parte di militari che, da tempo mal pagati, sono ormai avvezzi a scaricare impunemente la propria rabbia sociale sulla popolazione inerme. Inerme e sfiancata dalla situazione economica del Paese. All’inizio del suo mandato Buhari promise che avrebbe sconfitto Boko Haram, combattuto la corruzione e ridotto la povertà: tutti gli obiettivi sono stati mancati e la povertà, se possibile, è aumentata in virtù dell’esplosione della pandemia e del crollo del prezzo della materie prime, petrolio su tutte.

Il caso del designer 

Amnesty International ha detto che dodici persone sono morte nella sparatoria di martedì. Molti in Nigeria ora utilizzano anche l’hashtag #RIPOke per rendere omaggio a Oke Obi-Enadhuze, un giovane ucciso durante le proteste di questa settimana. Foto e video che mostrano i momenti successivi alla sua morte sono circolati sui social media. «Era un designer di prodotti davvero di talento», ha detto Lola, un’amica di Obi-Enadhuze sentita dalla BBC, «la persona più affidabile che ho avuto nella mia vita. Era sempre lì per parlare. Non è il tipo di persona che se lo meritava. Penso che sia per questo che tutti sono così scioccati. Sono scioccata oltre le parole. Pensavamo di avere più tempo da trascorrere con lui». 

La presa di posizione delle femministe

Che la situazione rischi di diventare incontrollabile è dimostrato anche dal fatto che sono stati sospesi gli esami nazionali per gli studenti dell’ultimo anno delle scuole secondarie. Il National Examination Council (NECO) ha affermato che la decisione è dovuta anche al coprifuoco 24 ore su 24 imposto da alcuni governatori statali.  La coalizione femminista, un gruppo che fa parte del movimento nigeriano #EndSARS, ha incoraggiato i giovani nigeriani a rimanere a casa e a rispettare qualsiasi coprifuoco dovesse essere in vigore nei loro Stati. Il gruppo dice che non accetterà più donazioni per le proteste. La presa di posizione viene vista da molti osservatori come un segno della fine di un’ondata di proteste che ha scosso la Nigeria nel profondo ed è arrivata cinque ore dopo che il presidente Muhammadu Buhari aveva avvertito i giovani nigeriani di fermare le proteste, specificando che fare diversamente avrebbe minato la sicurezza nazionale e non sarebbe stato tollerato. La coalizione femminista ha spiegato, inoltre, di aver ricevuto quasi 400mila dollari in donazioni da tutto il mondo. La maggior parte non è stata ancora spesa e sarà utilizzata per l’assistenza medica e legale di #EndSARS, nonché per le vittime della brutalità della polizia e le loro famiglie.

(Angelo Ravasi)

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