Medicina tradizionale e moderna sanità, l’unione fa la forza

di Celine Camoin
farmaci tradizionali a Ouagadougou © Céline Camoin
Tempo di lettura stimato: 3 minuti

I medici e gli scienziati africani stanno facendo la loro parte nella ricerca di barriere contro la diffusione del nuovo coronavirus e di cure contro i sintomi del covid-19. In questa partita si distingue la farmacopea a base di piante, di cui si fida circa l’80% degli africani. Artemisia herba-alba, Sutherlandia frutescens, Pelargonium sidoides, Catharanthus roseus o l’esotico artiglio del diavolo e la più nota (per noi) gomma arabica, da tempo immemore aiutano gli africani a proteggersi dalle malattie più svariate.

«Persino all’uscita da un ricovero in ospedale, il paziente riceve sempre una piccola ricetta di farmaci tradizionali per rafforzare la guarigione» dice ad Africa Rivista il dottor Kevin Eric Bolou, biochimico ivoriano, specializzato in farmacologia delle sostanze naturali.  Il dottor Bolou lavora presso il Centro nazionale floristico (Cnf) della Costa d’Avorio, un istituto fondato nel 1964 per procedere all’identificazione della flora locale. Oggi il centro, che fa parte dell’Università Felix Houphouet Boigny di Cocody, si occupa anche di censimento e di valorizzazione delle piante medicinali e dei loro principi attivi.

Il dott. Kevin Eric Bolou

Il team del biochimico è l’inventore di una soluzione per le mani e per le superfici, 100% bio e 100% ivoriana, utile nella lotta al coronavirus. “Vedendo le grandi difficoltà nel poter reperire sul mercato ivoriano prodotti disinfettanti, ci siamo messi al lavoro e abbiamo creato questo spray, battezzato Ivoire Nature Cleaner, a base di piante dotate di proprietà già dimostrate contro i germi”. Diecimila flaconi del prodotto sono stati offerti dall’università alle istituzioni ivoriane nell’ambito della lotta preventiva al coronavirus.

Molto più enfatica era stata ad aprile scorso la presentazione del Tambavy CVO, o Covid Organics, una tisana a base di artemisia annua  – pianta usata da secoli nella medicina tradizionale cinese e nota in particolare per il suo impiego contro la malaria –  prodotta dall’Istituto malgascio di ricerche applicate (Imra). Promossa in prima persona dal presidente della Repubblica Andry Rajoelina, la bevanda dalle presunte proprietà preventive e persine curative, era stata distribuita gratuitamente alle fasce più deboli della popolazione e alcuni campioni erano stati inviati a Paesi africani, come il Ciad, la Guinea Bissau o la Tanzania.

Sebbene in questo caso la reale efficacia del Covid Organics nella cura della pandemia sia stata oggetto di riserve e di polemiche, in generale si va rafforzando l’idea che la medicina tradizionale possa dare un effettivo apporto ai “moderni” servizi sanitari. Unire la copertura offerta dagli operatori tradizionali all’assistenza convenzionale significa garantire l’accesso universale alle cure mediche, arricchendo la lista dei farmaci ufficiali con numerose altre risorse provenienti da secoli di uso. Tuttavia, forme di diffidenza ancora esistenti, quadri normativi non sufficientemente strutturati e, come spesso accade, finanziamenti inadeguati rimangono grandi ostacoli, che si sta faticosamente cercando di superare.

Varie sono le iniziative avanzate a livello governativo e intergovernativo per continuare il lavoro di promozione del settore. Una buona parte degli Stati africani, anche se a un ritmo diverso, stanno lavorando per l’istituzione di uffici nazionali per la medicina tradizionale (come il Sudafrica, che ha istituito un direttorato apposito e promulgato un atto volto a regolamentare l’esercizio di tali pratiche) o la valorizzazione del patrimonio locale (come la Nigeria, che già nel 1987 ha creato un ente incaricato di sviluppare farmaci da risorse autoctone) o il riconoscimento dei benefici delle medicine tradizionali. Nel 2018, ha ricordato l’Oms, erano 34 gli istituti di ricerca attivi per valutare la sicurezza e l’efficacia dei farmaci tradizionali usati contro la malaria, l’aids, il diabete, l’ipertensione. Il 31 agosto di ogni anno ricorre inoltre l’African Traditional Medicine Day, una giornata internazionale per promuovere il ruolo della medicina tradizionale nei sistemi sanitari.

(Testo: Céline Camoin – Gianfranco Belgrano / Foto in evidenza: Céline Camoin – medicinali tradizionali, Ouagadougou, Burkina Faso)

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