Lupin, il segreto del successo della serie tv

di Marco Trovato
Tempo di lettura stimato: 3 minuti
Distribuita da Netflix, la serie Lupin è salita in cima alle classifiche dello streaming mondiale. Il merito è della magistrale interpretazione di Omar Sy, attore di origine senegalese, cresciuto in una banlieu parigina, dotato di sua incredibile capacità espressiva, e di un impagabile sorriso dalle mille sfumature.

Di Annamaria Gallone

Gente di “banlieu”: ho sentito questa espressione per la prima volta quando ho cominciato ad andare in centro, a Parigi. Era una espressione che voleva dire “neri”, “arabi”. Ma questo mi ha molto aiutato a far crescere il mio senso dell’umorismo. Invece di sviluppare collera e risentimento nei loro confronti, cercavo di farli divertire insieme a me: così sono riuscito a farmi amare ”. Chi lo dice è Omar Sy, l’attore del momento, e farsi amare divertendo è diventato il suo mestiere.

Eppure la sua infanzia non è stata facile: di famiglia musulmana, 7 fratelli cresciuti in due camere, genitori immigrati: la madre, Diaratou, viene dalla Mauritania e fa la cameriera, il padre, Diembe Sy, senegalese, è un operaio. Trappes, la banlieu in cui è nato, è nota soprattutto per le gang criminali e la violenza. Omar si è fatto strada da solo, cominciando la sua attività di “clown” a 16 anni, quando per un caso partecipa ad una trasmissione radio e inaugura con  grande successo la sua professione “clown”, poi la TV ed infine il cinema: un’ascesa  incessante.

Ricorderete certamente Quasi amici, del 2011, che gli è valso il César (l’Oscar francese) per la migliore interpretazione e una notorietà planetaria; il film ha registrato in Francia il maggiore incasso di tutti i tempi.

La storia è quella del il rapporto tra un tetraplegico francese milionario e il suo giovane badante senegalese, dalla vita non proprio regolare. Dopo le difficoltà iniziali tra i due nasce un’amicizia profonda che abbatte ogni barriera razziale e sociale dando vita a film divertente e commovente al tempo stesso, che non lascia spazio a pietismo o retorica. L’anno successivo all’uscita del film, Omar SY viene votato come il personaggio francese più amato dopo Noah e Zidane. Da Quasi amici ha inizio la sua folgorante carriera, basti citare Jurassic World e X-men – Giorni di un futuro passato. Nel frattempo si è sposato, ha avuto cinque figli e si è trasferito in USA, dove è sempre più richiesto.

Ora lo possiamo rivedere nella serie francese prodotta da Gaumont e pubblicata Netflix, intitolata Lupin, salita in cima alle classifiche dello streaming mondiale, ispirato al libro creato da Maurice Leblanc agli inizi del ’900. Il suo Lupin si proponeva come  antagonista di Sherlock Holmes, protagonista  di  uno sceneggiato francese degli anni ’70 popolare anche in Italia, ma soprattutto di un manga amatissimo, Lupin III (il nipote del famoso, incorreggibile Lupin), cui ha lavorato anche come coregista il grande Myazaki.

Bisogna precisare subito che Omar, che nella serie si chiama Assane Diop, non impersona Arsenio Lupin, ma a lui si ispira sulle tracce del libro che il padre gli ha regalato da piccolo ed è protagonista di rocambolesche avventure, nelle quali ci appare ora come elegante gentiluomo, ora come umile addetto alle pulizie. Spesso indossa un trucco che lo rende irriconoscibile e l’ha sempre vinta, al di là di ogni logica e a dispetto dei poliziotti che lo inseguono tentando inutilmente di catturarlo.

Machiavellico e spericolato, mano lesta, ma generoso verso chi ne ha bisogno, fedele alla moglie che non ne può più di un marito così “irregolare”, padre affettuosissimo, sebbene imprevedibile. E le sue gesta costituiscono anche il risarcimento dell’ingiustizia subita dal padre, accusato a torto di furto dalla ricchissima famiglia a cui faceva da autista, costretto per vergogna ad uccidersi in carcere.

Fantastica la sottrazione al Louvre della preziosissima collana appartenuta a più regine, esattamente l’oggetto del  presunto furto che aveva segnato la fine del padre innocente: una serie di trovate surreali e molto divertenti.

Nonostante la sceneggiatura non possa definirsi un capolavoro, nella sua semplicità riesce ad essere avvincente per un pubblico di ogni età. Finita l’ultima delle 5 puntate, non vedi l’ora che cominci la seconda serie ed il merito è tutto suo, della sua incredibile capacità espressiva, del suo impagabile sorriso dalle mille sfumature.

Annamaria Gallone

L’autrice, Annamaria Gallone, tra le massime esperte di cinema africano, terrà a Milano l’8 e 9 maggio 2021 il seminario Schermi d’Africa dedicato alla cinematografia africana. Per il programma e le iscrizioni clicca qui

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