Kenya, la strage degli avvoltoi avvelenati

di Valentina Milani
avvolti kenya
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Quattro delle otto specie di avvoltoi presenti in Kenya sono in grave pericolo, a causa di una pratica che sta causando la morte di centinaia di esemplari. Spesso, infatti, i pastori di alcune zone del Paese avvelenano le carcasse di bovini per catturare i leoni, ma a finire il più delle volte nella trappola sono i malcapitati volatili che, mangiando i resti degli animali, muoiono avvelenati.

Ogada, un gruppo di conservazione della fauna selvatica con sede nell’Idaho sta cercando di dissuadere i pastori del Kenya centrale dal continuare con questo metodo, poco produttivo per loro stessi e mortale per gli uccelli spazzini.

Uno di queste specie, l’avvoltoio incappucciato, ha visto la sua popolazione precipitare di quasi il 90% negli ultimi 45 anni, ha detto lo scienziato Darcy Ogada del gruppo di conservazione del Fondo Peregrine.

Una strage rapida se si pensa che con una sola carcassa avvelenata possono morire diverse dozzine di uccelli, ossia una vera ecatombe visti i modelli di riproduzione lenti che contraddistinguono questi animali.

Il gruppo di Ogada è operativo nelle regioni centrali di Laikipia e Samburu in Kenya, ossia quelle che ospitano leoni, rinoceronti neri, elefanti e le rare zebre di Grevy; quindi le zone dove si registra, di conseguenza, un elevato numero di avvelenamenti.

Gli avvoltoi sono decisamente importanti per l’equilibrio dell’ecosistema. Malgrado la loro cattiva reputazione, sono infatti efficienti spazzini e contribuiscono a mantenere salubre l’ambiente. La loro scomparsa, minaccia quindi la salute dell’uomo e di altre specie animali.

Sull’ultimo numero di Africa, un interessante approfondimento a riguardo.

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