In Malawi si continua a protestare

di Marco Simoncelli

Una parte dei malawiani non sembra accettare il risultato delle elezioni di tre mesi fa. Martedì migliaia di persone sono tornate a protestare contro la rielezione del presidente Peter Mutharika allo scrutinio dello scorso 21 maggio, chiedendo le dimissioni della presidente della Commissione elettorale, Jane Ansah.

Lo riferiscono i media locali citati da Agenzia Nova, precisando che la marcia, indetta dalla Coalizione dei difensori per i diritti umani con il nome di “Walk of the Million”, mirava ad attirare un totale di un milione di manifestanti nelle tre principali città del Paese, la capitale Lilongwe, Mzuzu e Blantyre.

In quest’ultima, stando a quanto affermato dagli organizzatori, avrebbero partecipato, marciando pacificamente, oltre 20mila persone, mentre nella capitale sono scoppiati scontri con le forze dell’ordine in cui un poliziotto sarebbe rimasto ferito e alcuni negozi sono stati saccheggiati, oltre ad auto date alle fiamme da parte dei manifestanti che volevano raggiungere Capital Hill, sede del governo.

Le proteste post-elettorali sono esplose a seguito dei controversi risultati delle presidenziali dello scorso maggio, dove Mutharika è stato riconfermato alla guida del Paese con il 38,6% delle preferenze contro il 35,4% del leader di opposizione Lazarus Chakwera e il 20,2% del vicepresidente Saulos Klaus Chilima, che stanno partecipando attivamente alle proteste con i loro sostenitori. Il presidente ha criticato i manifestanti accusandoli di voler trasformare il Malawi in uno «Stato senza legge».

Sempre martedì, come riporta africanews, l’Alta Corte del Malawi ha respinto la richiesta che aveva avanzato il governo al fine di  bloccare tutte le proteste relative alle controversie post-elettorali nel Paese dell’Africa australe. Era stato il procuratore generale a presentare la richiesta di divieto delle manifestazioni per motivi di ordine pubblico. La Corte riunita a Lilongwe ha però respinto la richiesta salvaguardando il diritto a manifestare sancito dalla Costituzione.

Il mese scorso l’organizzazione non governativa Amnesty International ha contestato l’arresto di due attivisti per presunta frode e sottrazione di denaro, avvenuto durante le manifestazioni di protesta contro la rielezione del presidente Peter Mutharika di inizio luglio. «Queste accuse sono uno stratagemma per molestare e intimidire i due attivisti e costringerli a porre fine alle continue proteste post-elettorali», ha dichiarato il direttore di Amnesty per l’Africa meridionale, Muleya Mwananyanda, chiedendo «l’immediato e incondizionato rilascio» del vicepresidente della Coalizione dei difensori dei diritti umani, Gift Trapence, e del reverendo MacDonald Sembereka.

Amnesty ha quindi invitato le autorità malawiane a «smettere di reprimere» i diritti alla libertà di espressione, riunione pacifica e associazione: «Organizzare e partecipare a proteste pacifiche non è un crimine», ha dichiarato Mwananyanda, per il quale il governo di Lilongwe «prende di mira le voci dissenzienti» e «usa accuse a fini politici» per metterle a tacere. In Malawi, ha concluso, «il diritto alla libertà di espressione, riunione pacifica e associazione deve essere pienamente rispettato, protetto, promosso e attuato». La proclamazione di Mutharika è avvenuta dopo che l’Alta Corte del Malawi ha revocato la sua ingiunzione alla Mec di rinviare «a data da destinarsi» la diffusione dei risultati definitivi, imponendo la revisione giudiziaria dei ricorsi per brogli presentati in 10 distretti del Paese.

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