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Edizione del 20/09/2026

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Rivista Africa
La rivista del continente vero

TAXI BROUSSE

Territorio e urbanizzazione a cura di Federico Monica

    CONTINENTE VEROTAXI BROUSSE

    Architettura ostile

    di claudia 19 Novembre 2022
    Scritto da claudia

    di Federico Monica

    Anche nelle città africane sono sempre più diffusi gli esempi di architettura ostile: elementi di arredo urbano studiati appositamente per impedire di sedersi, sdraiarsi o commerciare in determinate zone della città. Le vittime, in Africa come in Italia, sono quasi sempre persone già in difficoltà, nel tentativo di nascondere la povertà anziché di affrontarla a livello strutturale

    Un tappeto sterminato di grandi pietre appuntite, sistemate in piedi l’una di fianco all’altra, occupa interamente gli spazi al bordo della strada sotto un cavalcavia non lontano dall’aeroporto di Accra. L’effetto ĆØ curioso, a metĆ  fra un museo archeologico a cielo aperto e un’installazione di arte contemporanea.

    Ā«Li hanno messi lƬ, cosƬ nessuno può più sedersi o sdraiarsi a dormireĀ», mi spiega Moses, loquace tassista che adora l’Italia e il suo calcio. Ā«Hanno fatto bene: ĆØ brutto che gli stranieri o i turisti vedano queste coseĀ», aggiunge convinto.

    Si tratta di un classico esempio della cosiddetta ā€œarchitettura ostileā€: elementi architettonici o di arredo urbano pensati per impedire l’accessibilitĆ  o alcune attivitĆ  in luoghi specifici. Le cittĆ  europee e anche quelle italiane ne sono piene. L’esempio più diffuso ĆØ sicuramente quello delle panchine intervallate da braccioli fissi, la cui funzione non ĆØ certo di migliorare l’ergonomia quanto di impedire, principalmente ai senzatetto, di sdraiarsi. Ci sono poi ringhiere, spuntoni o borchie in metallo installati sempre più spesso davanti alle vetrine di negozi e banche, sotto i portici o nelle pensiline degli autobus.

    L’obiettivo dichiarato ĆØ mantenere il cosiddetto ā€œdecoro urbanoā€, concetto ambiguo che sembra guardare più all’apparenza che alla sostanza, puntando a nascondere o rimuovere situazioni di degrado anzichĆ© affrontarne le cause profonde per risolverle.

    Da qualche tempo, anche in molte cittĆ  africane come Accra gli esempi di architettura ostile si diffondono a macchia d’olio. Non che sia una novitĆ  assoluta: le transenne intorno ai monumenti o alle rigogliose aiuole spartitraffico nelle zone più centrali sono presenti da decenni in metropoli come Nairobi, Lagos o Kinshasa, tuttavia il progressivo aumento delle diseguaglianze sociali porta con sĆ© anche queste soluzioni, nel tentativo di mantenere ā€œdecoroseā€ porzioni sempre più ampie di cittĆ .

    Le zone intorno agli aeroporti e le strade più battute da turisti e visitatori stranieri, cosƬ come i marciapiedi dei quartieri più esclusivi e le aree che circondano i centri commerciali, sono i punti delle cittĆ  in cui barriere, dissuasori o anche semplicemente guardiani in divisa impediscono a chiunque di fermarsi, sedersi, giocare o commerciare. I marciapiedi devono restare vuoti e puliti, ricreando un’idea edulcorata e asettica di cittĆ  che stride con ciò che spesso accade a pochi metri di distanza.

    Nei nostri centri storici le pietre appuntite lasciano il posto a elementi impercettibili, quasi di design: oggetti che a un occhio inesperto possono sembrare innocue decorazioni, ma che spesso sono appositamente studiati e collocati per ostacolare alcune azioni, spesso colpendo, paradossalmente, proprio chi giĆ  ĆØ in seria difficoltĆ , come gli homeless in cerca di un riparo asciutto e sicuro.

    Una vecchia storia che tende a ripetersi, in Italia come nelle grandi cittĆ  africane. La povertĆ , anzichĆ© essere affrontata, viene nascosta, obbligata a spostarsi da un’altra parte, possibilmente lontano dai nostri occhi e da quartieri tanto ā€œdecorosiā€ quanto respingenti.

    Qualche sera dopo, Accra ĆØ avvolta da una pioggia leggera ma persistente. Ripassando sotto lo stesso cavalcavia noto strani movimenti: un gruppetto di persone ha appoggiato delle assi di legno recuperate chissĆ  dove sulle pietre aguzze: qualcuno ĆØ seduto a chiacchierare, qualcun altro cerca di dormire in quell’angolo asciutto e rialzato dal terreno. Il grigio delle pietre illuminate dai lampioni al neon si accende di lampi di colore dei vestiti stesi ad asciugare, tutto sembra improvvisamente più vivo, forse più bello, sicuramente più umano. Anche Moses ride divertito scuotendo la testa: Ā«Eeh, these people!Ā».

    L’arte di arrangiarsi vince su tutto, anche sull’architettura ostile, e la capacitĆ  di trasformare e sfruttare al massimo luoghi e situazioni ĆØ uno degli elementi che rende ancora oggi le cittĆ  africane cosƬ vitali, dinamiche e interessanti. Con buona pace del decoro e degli sguardi dei turisti.

    Questo articolo ĆØ uscito sull’ultimo numero della Rivista Africa. Per acquistare una copia, clicca qui, o visita l’eshop

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    19 Novembre 2022 0 commentI
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