Mauritania, la rinascita di un aeroporto abbandonato

di claudia
Tempo di lettura stimato: 2 minuti

A Nouakchott, capitale della Mauritania, la pista del vecchio aeroporto abbandonato pochi anni fa è stata riutilizzata come un’enorme e surreale strada che collega un quartiere ancora inesistente. Tre chilometri unici al mondo

di Federico Monica

Le rare auto sfrecciano sull’enorme striscia di asfalto che sembra non avere fine, niente linea di mezzeria: lo spazio per sorpassare non manca e finire nella corsia opposta sembra impossibile; siamo a Nouakchott, capitale della Mauritania dove chiunque alla guida della sua auto può provare l’ebbrezza di sentirsi un pilota nella cabina di comando di un Boeing.

Nel 2016 il vecchio aeroporto internazionale è stato abbandonato: troppo a ridosso del centro di una città costruita dal nulla nei primi anni ’60 che negli ultimi decenni, complici siccità e crisi interne, ha avuto un’esplosione demografica impressionante superando il milione di abitanti. La nuova pista intercontinentale è a distanza di sicurezza, 25 chilometri a nord della città: una vera e propria cattedrale nel deserto collegata al centro da una surreale superstrada affiancata da migliaia di lampioni a energia solare.

Una volta trasferite tutte le funzioni il governo ha messo in vendita i terreni del vecchio aeroporto; a quanto si dice oltre l’80% è stato acquistato da grandi investitori e costruttori. I piani ufficiali parlavano genericamente di una “Eco-city”, termine altisonante che spesso nasconde gated communities (comunità chiuse) e quartieri dai rigogliosi prati verdi che di ecologico hanno ben poco. La bolla del mattone però sembra essersi rotta a Nouakchott, specialmente dopo le crisi idriche che ripetutamente colpiscono una città cresciuta troppo in fretta. I progetti di riqualificazione e urbanizzazione si sono così arenati in attesa di momenti più proficui, lasciando campo libero ai privati che hanno acquistato piccoli lotti di terreno o alle costruzioni informali.

Ne è nato un quartiere assurdo in cui la pista di atterraggio è diventata l’enorme viale centrale di un insediamento in cui si alternano costruzioni variegate, baracche, cantieri, ruderi dei vecchi hangar e sterminati spazi sabbiosi. Dalla striscia di asfalto larga oltre trenta metri si staccano una serie di strade perpendicolari più piccole che disegnano ipotetici lotti ancora incompleti e che collegano i quartieri orientali al centro della città.

Tre chilometri di strada unici al mondo, che permettono di assaporare l’ebbrezza della velocità e che confermano che nelle città africane non si butta niente e tutto può essere reinventato: persino la pista di un aeroporto abbandonato.

(Federico Monica)

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