di Angelo Ferrari
Un seggio permanente in quanto Ua ā e anche, perchĆ© no, al Consiglio di sicurezza Onu ā aiuterebbe a far uscire lāAfrica da un ruolo finora subalterno. E con effetti positivi pure per lo sviluppo dellāArea di libero scambio continentale nata due anni fa.
Lāipotesi di concedere un seggio nei consessi internazionali allāUnione Africana (Ua) si sta materializzando e potrebbe diventare concreta. Un seggio, per cosƬ dire, permanente, non solo da osservatore come spesso ĆØ capitato nei vari G20 o G7 che siano, dove di volta in volta veniva inviato qualche presidente africano o gli stessi esponenti dellāUa. Formalizzare e concretizzare una presenza āpermanenteā avrebbe il significato di trasformare il continente africano in potenza che decide, non più, dunque, con un ruolo subalterno che di volta negozia con questo o quello Stato occidentale, ma protagonista del proprio futuro di fronte alle potenze internazionali. Tutto ciò sarebbe un cambio di paradigma perchĆ© porterebbe lāAfrica a discutere, da pari, del proprio sviluppo sia economico sia politico e sociale, con lāOccidente sviluppato. Non ĆØ una cosa qualunque, sarebbe epocale. Non solo, darebbe slancio anche al Mercato di libero scambio dellāAfrica (Afcfta) entrato in vigore nel gennaio del 2021 e sottoscritto e ratificato da quasi tutti i Paesi africani ā fuori rimane solo lāEritrea ā, in particolare dalle principali economie del continente, come il Sudafrica, lāAlgeria, lāEgitto, il Kenya e la Nigeria.
Lāipotesi sta dunque prendendo corpo e anche il cancelliere tedesco Olaf Scholz, proprio durante un suo viaggio a Nairobi in Kenya, ha impegnato Berlino a sostenere lāofferta allāUnione Africana di un seggio permanente al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Ā«La Germania sostiene gli sforzi per i seggi africani permanenti nel Consiglio di sicurezza delle Nazioni UniteĀ», ha detto durante una conferenza stampa insieme al presidente keniano William Ruto, dopo un incontro per discutere dellāapprofondimento dei legami tra i due Paesi: Ā«Sosteniamo anche una sede formale per lāUnione Africana allāinterno del G20Ā».
La dichiarazione ĆØ un significativo impulso agli sforzi di lunga data del continente africano per una maggiore rappresentanza sulla scena internazionale. LāAfrica ha a lungo sostenuto il suo diritto a ottenere due seggi permanenti nel Consiglio con potere di veto, sostenendo che lāattuale struttura ĆØ obsoleta, non rappresentativa della realtĆ geopolitica mondiale. LāUa spinge da tempo per la riforma del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, sostenendo che lāAfrica, con il suo miliardo e oltre di abitanti, merita una maggiore rappresentanza sulla scena politica globale, da pari e non più in una posizione di subalternitĆ .Ā
Tutto ciò potrebbe avere riflessi anche più ampi sul Mercato di libero scambio africano dove dovrebbe prevalere la negoziazione multilaterale rispetto a quella bilaterale, ma per fare ciò ĆØ necessario che vi sia un interlocutore globale come può essere lāUnione Africana.
Lāistituzione dellāAfcfta potrebbe consentire un aumento di oltre il 50% degli scambi tra i Paesi del continente e avrĆ , anche, un effetto significativo sugli scambi tra lāAfrica e il resto del mondo, con un aumento delle esportazioni del 29% e delle importazioni del 7%. Dati del Fondo monetario internazionale. E ciò può produrre un aumento di Ā«oltre il 10%Ā» del pil reale medio pro capite.Ā
Il Fondo monetario, tuttavia, sostiene che, perchĆ© lāarea di libero scambio abbia un impatto significativo sulle economie, i Paesi africani dovranno, necessariamente, mettere in campo una serie di riforme economiche e politiche per sostenere il mercato unico. Non ĆØ sufficiente la riduzione delle barriere tariffarie e non tariffarie, se questa non ĆØ accompagnata da un miglioramento del clima imprenditoriale. Senza riforme, secondo il Fondo monetario, lāimpatto dellāArea di libero scambio sarĆ minore: la semplice riduzione delle barriere, tariffarie o meno, consentirĆ agli scambi tra i Paesi africani di crescere solo del 15%, portando a un aumento dellā1,25% del pil reale medio pro capite. Per cogliere tutte le opportunitĆ , Ā«sarĆ necessario investire in capitale fisico e umano, creare un solido quadro macroeconomico e modernizzare il sistema di protezione sociale per sostenere i più vulnerabili durante la fase di transizioneĀ». Una Ua protagonista nei consessi internazionali e non più osservatrice può determinare un cambio di passo proprio sullo sviluppo reale del continente.
Questo articolo ĆØ uscito sul nuovo numero della rivista Africa. Per acquistare una copia, clicca qui, o visita l‘e-shop.


