Campi senza braccianti e la sanatoria che non c’è

di Stefania Ragusa
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«La prima cosa da mettere in chiaro è che al momento non c’è nessuna sanatoria in corso», dice Sergio Bontempelli, esperto di migrazioni, firma di Corriere delle Migrazioni ed esponente dell’associazione Diritti e Frontiere (ADIF). «C’è però un dibattito che ha portato a una bozza di sanatoria».
La necessità di ricorrere a questo strumento è determinata essenzialmente da due fattori:
1) tutti i dati rivelano in Italia un aumento degli irregolari: si tratta nella maggior parte dei casi di persone che hanno perso il lavoro per effetto della crisi e, quindi, il permesso di soggiorno. Sono delle prove viventi dell’insostenibilità di una legge che vincola il diritto a stare in Italia al contratto di lavoro;
2) per effetto del Covid-19 si sta registrando una preoccupante carenza di manodopera in agricoltura: la maggior parte degli stagionali proveniva infatti da paesi dell’Unione Europea che, per entrare nel nostro territorio non avevano bisogno del permesso di soggiorno ma adesso, con le frontiere interne chiuse, si trovano nell’impossibilità di spostarsi.

«Gli imprenditori agricoli hanno chiesto a gran voce che si desse loro il modo di far lavorare allora i tanti immigrati senza permesso e senza lavoro presenti in Italia e la bozza intende rispondere anche a questa istanza. Ma presenta a nostro avviso due elementi critici, che non si possono far passare sotto silenzio: 1) la sanatoria riguarderebbe solo quattro settori (agricoltura, acquicoltura, pesca, allevamento); 2) a presentare la domanda sarebbero i datori di lavoro, e questo potrebbe rivelarsi (è già successo) un’arma di ricatto». Non si tratta di questioni formali, come Bontempelli aveva evidenziato in parte in un suo articolo di inizio anno.
Rispetto a questa bozza stanno circolando diversi appelli, che presentano delle differenze ma convergono sulla necessità di rimuovere questi due “difetti”. Siamo qui. Sanatoria subito chiede che siano messi in regola tutti gli stranieri presenti in Italia. L’Asgi propone il rilascio di un permesso per ricerca lavoro e stigmatizza la scelta di selezionare i migranti sulla base delle sole esigenze del mercato, ritenendola tra l’altro contraria alla nostra Costituzione. Diritti e Frontiere, infine il rilascio per tutti di un permesso di attesa occupazione della durata di un anno. Tutti insistono sulla necessità di considerare i migranti per quel che sono: persone titolari di diritti, e non solo braccia da impiegare.

(Stefania Ragusa)

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