Alle radici del calcio africano

di Enrico Casale
calcio etopia 1962
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Alla metà del XIX secolo due appassionati giocatori di cricket, all’epoca lo sport più diffuso in terra d’Albione, Nathaniel Creswich e William Prest, fondarono un club destinato a diventare leggenda ovvero lo Sheffield Football Club: era il 24 ottobre 1957.

Nell’Inghilterra vittoriana questa disciplina sportiva divenne subito un fenomeno di massa, praticato inizialmente d’inverno, alternandosi con il cricket che veniva giocato in primavera. Il calcio prese piede anche tra i marinai imbarcati nelle navi battente bandiera inglese. Proprio grazie a questi equipaggi il nuovo sport si propagò in poco tempo in tutto il mondo.

Le radici sudafricane

Nella colonia del Capo ora parte del Sudafrica, all’epoca parte dell’Impero Britannico, il football arrivò nel 1863: le cronache dell’epoca raccontano di partite giocate a Città del Capo e a Joannhesburg. Nel 1897 ci sono notizie della nascita della prima formazione, il Pietemaritzburg Country Football Club, squadra composta solo da coloni, mentre nel 1890 nascono a Durban e a Joannhesburg squadre aperte anche alle popolazioni locali.

Nel 1892 il gioco del calcio arrivava  addirittura nelle isole Fær Øer. Nel piccolo porto di Tvøroyri fu costituito il Tb Tvøroyri. Nel regno di Boemia nacque lo Slavia Praga. In quell’anno in Sudafrica nacque la The South Africa Football Association, aperta solo ai bianchi. Nello stesso periodo nasce a Pietermaritzburg  il Savages Football Club, società ancora attiva e associata al Club of Pioniers, dove sono associate le squadre più antiche del mondo.

Nel 1906 una selezione sudafricana partì per il Sudamerica e giocò in Argentina, Uruguay e Brasile. Perse solo una partita e vinse contro formazioni che poi sarebbero diventate blasonate, come il Quimels e il Belgrano.

Il Sudafrica può essere considerata la nazione africana dove il calcio ha trovato le sue origini. Alla fine del XIX  secolo anche nel resto del continente il gioco si espandeva a macchia d’olio: oltre ai possedimenti britannici il football (già sviluppato anche in Francia) veniva portato nei territori africani sotto dominio francese.

Algeria pioniera

Un altro esempio di diffusione calcistica fu il Maghreb, attuali Algeria, Tunisia e Marocco, ma anche nell’Egitto e nella Libia post-Impero Ottomano e, sempre grazie ai britannici, in Nigeria e nella Costa d’Oro, l’attuale Ghana.

Nel caso dei possedimenti francesi del Maghreb, il gioco era praticato da studenti e militari. Nel 1894 nacque nella città di Orano, seconda città dell’Algeria, la polisportiva Club des Joyeusetés d’Oran, che a tre anni dalla fondazione inserì nelle sue discipline sportive il gioco del football, che con più regole si apprestava a subentrare e sostituire i giochi locali come la corsa a piedi o la cavalcata a dorso d’asino.

Orano per il Nord Africa fu il luogo dove nacque e partì il gioco del calcio: nella città vennero create anche altre società come il Club Athlétique Liberté d’Oran nel 1897, nel 1904 a Bilda il Football Club Blidéen, nel 1906 il Gallia Club d’Oran e nella vicina Sidi Bel Abbès i legionari francesi appartenenti alla Prima guarnigione fondavano lo Sporting Club de Bel Abbès. Nel 1913 nasceva il primo club composto da musulmani: Fc Mussulman a Mascara.

Fino all’indipendenza del Paese, nel 1962, le squadre disputavano il campionato della Ligue d’Oran. Con quindici titoli la squadra più titolata fu lo Sporting Club di Bel Abbès. Dopo l’indipendenza del Paese molte squadre si sciolsero e il campionato fu rivoluzionato.

Italiani di Tunisia

Anche nella vicina Tunisia il calcio era stato portato dai francesi: Il 15 settembre 1904, nella capitale Tunisi nasceva il primo club, il Rancing. Nella multietnica Tunisia, all’epoca sotto protettorato francese, il calcio cominciò a prosperare dapprima nelle scuole: due esempi furono il Lycée Carnot  e il College Sadiki. La Chiesa cattolica costituì la polisportiva Avant-garde de Tunis. All’interno della comunità italiana nacquero due squadre: il Club Italia di Tunisi nel 1910 e, nel 1928, nella vicina La Goletta, la comunità italiana fondava il Savoia. Nel 1919 nella comunità ebraica di Tunisi era invece nata l’Union Sportive Tunisienne. Queste squadre furono le prime a partecipare alla Ligue de Tunisie, il campionato di Tunisia che si disputò dal 1921 fino al 1956: il primo titolo fu vinto dal Rancing Tunisi.

All’inizio degli anni Trenta la sfida fu tra l’Union Sportive e l’Italia di Tunisi: i primi vinsero tre campionati mentre i secondi quattro e fecero il triplete nel 1935-36, quando vinsero: campionato, coppa nazionale e coppa del Nord Africa (torneo che si disputava tra squadre algerine, tunisine e marocchine). E nel 1938 la vera sorpresa: il Savoia della Goletta, squadra nata nella comunità ebraica italiana, si aggiudica il suo primo storico campionato. Dopo due anni scoppiò il secondo conflitto mondiale e le due squadre si sciolsero.

Poco dopo l’Unità d’Italia, in Africa cominciava a espandersi la presenza italiana nel continente. Prima fu l’Eritrea, poco dopo la Somalia e, dopo la Guerra Italo-Turca, la Libia; infine, nel 1936, l’invasione dell’Etiopia che sancì la nascita  dell’Africa Orientale Italiana.

In Libia il calcio arrivò in contemporanea con la fine del conflitto tra Italia e Impero Ottomano:  la stampa sportiva dei primi del Novecento dava molto spazio al football in colonia con ampi servizi fotografici. La prima squadra a formarsi fu l’Unione Sportiva Bengasi, formata da coloni e autoctoni; un’altra squadra a formarsi nella comunità ebraica italiana di Tripoli fu il Maccabi, nel 1920, che nacque come polisportiva e che nel 1936, in amichevole, sfidò anche la Roma di Amedeo Amedei e Fulvio Bernardini.

Il calcio nel resto dell’Africa italiana fu praticato fino ai primi anni Quaranta: quando l’Italia entrò in guerra tutte le attività furono sospese. Le squadre divise in «direttori» non parteciparono a competizioni superiori alla Prima Divisione: le formazioni erano per lo più squadre composte da militari e formate nei dopolavoro. Comunque nacquero anche vere e proprie associazioni sportive come: l’Us Tripolina (Libia), Ac Mogadiscio (Somalia), Società Sportiva e Amba Galliano Asmara, Decamerè , Massaua (Eritrea) e, in Etiopia, dopo l’occupazione della capitale Addis Abeba, nacque l’As Roma d’Etiopia.

Il dopolavoro Cicero

Nel 1938 l’imprenditore Francesco Cicero di Martina Franca fondò, in seno alla sua azienda, una squadra di calcio dai colori sociali arancioni. Poco dopo, a sue spese, creò il campo sportivo Cicero di Asmara. Nel 1949, con la guerra alle spalle la squadra divenne ufficialmente Gruppo Sportivo Asmara dai colori sociali rossoblù (aveva già vinto due campionati), sciogliendosi qualche anno dopo, mentre l’imprenditore Cicero prima di tornare in Italia donò il campo Cicero alla Croce Rossa perché non cadesse in mano inglese.

Dal 1993, lo Stadio Cicero, con una capienza di 20.000 posti, è il campo di gioco della nazionale maggiore dell’Eritrea e del Red Sea, la squadra più forte del Paese, nata nel 1945 e che vanta 13 campionati vinti. Lo stadio viene condiviso anche con l’Asmara Berra Fc, realtà nata nel 1941 nel dopolavoro del Birrificio Asmara e che può vantare una vittoria del campionato eritreo.

L’ultima storia di calcio coloniale riguarda il Marocco: nel 1922, nella città di Tétouan, nacque il Moghreb Athlétic de Tétouan, squadra che militò per una stagione nella prima divisone del calcio spagnolo; il suo terreno di gioco era lo stadio de Varela. La permanenza nella massima serie durò una sola stagione: il campionato fu vinto dal Barcellona guidato dal cecoslovacco Ferdinand Daučík. Con l’indipendenza del Marocco, nel 1956, la squadra andò a giocare nel neocostituito campionato marocchino.

(Alessandro Lancellotti)

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