Tunisia, Europarlamento preoccupato per la situazione dei diritti umani nel Paese

di claudia

Cinque europarlamentari di diversi gruppi politici hanno organizzato ieri una conferenza stampa a Bruxelles in cui hanno denunciato “l’approccio miope dell’Unione europea nei confronti della Tunisia” chiedendo un’azione più forte contro l’arretramento democratico del Paese nordafricano.

“Vogliamo rimettere la democrazia e i diritti umani al centro di qualsiasi accordo con la Tunisia”, ha detto il parlamentare dei Verdi Mounir Satouri, mentre il parlamentare di centrodestra Michael Gahler ha agitato lo spettro di un “nuovo Ben Ali” con l’Unione europea che “ha permesso che accadesse” che la Tunisia regredisse a questo punto. L’europarlamentare di centrosinistra Matjaž Nemec ha detto che il Parlamento Ue “è al fianco dei tunisini e dei migranti che affrontano abusi”, mentre il membro di Renew Karen Melchior ha esortato la Commissione e gli Stati dell’Ue a rispettare i principi fondanti dell’Unione nel loro impegno con la Tunisia. Tutti hanno chiesto il rilascio urgente dei critici detenuti arbitrariamente.

Oggi più di 40 persone in Tunisia sono in carcere per attività, opinioni o dichiarazioni politiche. Ieri sera due importanti esponenti dell’opposizione, Chaima Issa e Lazhar Akremi, sono stati liberati. Contrariamente al Parlamento europeo, la Commissione e il Consiglio non hanno mostrato grande preoccupazione per il deterioramento della situazione in Tunisia e, anzi, sembrano voler insistere dall’ottenere un rafforzamento della cooperazione con la Tunisia sul controllo delle frontiere e delle migrazioni e questo nonostante l’incitamento all’odio del presidente Saied e la crescente brutalità contro i migranti neri e i richiedenti asilo.

“Se l’Ue prende sul serio i diritti umani e il suo impegno con la Tunisia e i tunisini, dovrebbe cambiare urgentemente rotta, chiedere il rilascio dei critici incarcerati e chiarire che i diritti umani sono fondamentali nelle sue relazioni con l’amministrazione Saied” si legge in un comunicato stampa di Human rights watch diffuso ieri

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