Tratta esseri umani, Africa orientale pecora nera

di Enrico Casale
migranti

In Africa orientale la lotta al traffico di esseri umani segna profonde lacune. Ad affermarlo è la Segreteria di Stato degli Stati Uniti in un rapporto speciale pubblicato nei giorni scorsi. Il dito è puntato soprattutto su Burundi e Sud Sudan (classificati al livello 3, cioè non hanno fatto alcuno sforzo per eliminare la tratta), ma anche Kenya, Ruanda, Tanzania e Uganda non hanno mostrato sviluppi nel contrasto ai trafficanti di esseri umani.

Quando un Paese è a livello 3, il presidente degli Stati Uniti impone sanzioni che prevedono minori aiuti, compresi i finanziamenti per gli scambi culturali e l’istruzione e il voto favorevole ai prestiti erogati dalle banche multilaterali di sviluppo.

Il rapporto afferma che il Burundi non ha indagato, perseguito o condannato funzionari presumibilmente complici nel traffico di esseri umani negli ultimi cinque anni e non possiede le procedure corrette per identificare le vittime.

Nonostante la mancanza di sforzi significativi, il rapporto rileva che il governo del Burundi ha preso alcune misure per affrontare la tratta lavorando con le organizzazioni internazionali per fornire formazione ai funzionari dell’immigrazione, identificando le vittime della tratta all’estero, conducendo campagne di sensibilizzazione del pubblico e aumentare la cooperazione con la società civile.

Il Sud Sudan – anche esso al livello 3 – non ha indagato né perseguito i reati di lavoro forzato o traffico sessuale per otto anni consecutivi. Nel complesso, i funzionari di polizia e i magistrati non posseggono le conoscenze di base sul traffico di persone e spesso scambiano il traffico di esseri umani con l’immigrazione illegale.

Nonostante la mancanza di sforzi significativi, il governo del Sud Sudan ha preso alcune misure per affrontare la tratta, tra cui la formazione e il personale di una task force interministeriale antitratta, la cooperazione con un’organizzazione internazionale per il rilascio di 286 bambini soldato e l’identificazione di 19 potenziali vittime della tratta.

Kenya, Ruanda, Uganda e Tanzania hanno avuto valutazioni contrastanti ma insieme hanno identificato 1.110 vittime. Tra le loro carenze, la mancanza di finanziamenti da parte delle agenzie incaricate della gestione e della prevenzione della tratta.

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