Tigray, si muovono le diplomazie delle potenze regionali

di AFRICA
Tempo di lettura stimato: 3 minuti

Il coinvolgimento dell’Eritrea nel conflitto nel Tigray è al centro di frenetici contatti diplomatici tra Asmara e gli altri Paesi della regione. Il capo della diplomazia eritrea si è recato in Egitto e Sudan, due Paesi che guardano con attenzione e apprensione alla crisi etiope, anche in funzione dei negoziati con l’Etiopia sulla Diga del Rinascimento. Negoziati, tuttavia, che non hanno ancora sciolto i principali nodi che contrappongono i tre Paesi.

Conflitto di interessi

Il ministro degli Esteri eritreo Osman Saleh (in foto) ha effettuato una visita a Il Cairo dove è stato ricevuto dall’omologo egiziano Sameh Shoukry. Nel corso del colloquio, come riferito dal ministro dell’Informazione eritreo Yemane Meskel, le due parti hanno discusso della situazione nel Corno d’Africa e dei mezzi per affrontare le sfide connesse, a tutti i livelli. Inoltre, i colloqui si sono incentrati sul commercio bilaterale e sugli investimenti, oltre che sui colloqui in corso sulla Grande diga della rinascita etiope (Gerd) e sulla situazione attuale in Etiopia. Oltre che da Saleh, la delegazione eritrea era composta anche dal consigliere presidenziale Yemane Ghebreab. In precedenza la stessa delegazione eritrea era stata ricevuta a Khartoum dalle autorità di transizioni sudanesi, vale a dire il presidente del Consiglio sovrano Abdel-Fattah al Burhan e il primo ministro Abdullah Hamdok: colloqui anch’essi incentrati sugli sviluppi in Etiopia. Le due visite non cadono casualmente: Egitto e Sudan sono infatti due attori immediatamente interessati al conflitto nel Tigray: sia Il Cairo che Khartoum, infatti, sono fortemente influenzate dall’andamento dei colloqui sulla Diga della Rinascita e tutti e due avrebbero da guadagnare da un possibile protrarsi del conflitto al fine di ostacolare le trattative sul dossier Gerd, tuttavia non hanno la garanzia che una eventuale destabilizzazione dell’Etiopia porti con sé una effettiva rinegoziazione del dossier da parte di Addis Abeba. Il protrarsi del conflitto, dunque, e un suo possibile allargamento non fanno presagire nulla di buono per l’intera regione. Sul conflitto, inoltre, sono puntati gli occhi anche delle potenze internazionali che hanno le loro basi militari nel Corno d’Africa.

Mistero droni

Gli esperti si interrogano, infatti, sul presunto utilizzo di droni degli Emirati a sostegno dell’offensiva delle truppe etiopi nel Tigray dopo che il portavoce del Tplf (Fronte Popolare di Liberazione del Tigrè) Getachew Ruda ha accusato su Twitter le forze federali etiopi di fare ricorso a droni forniti dagli Emirati. L’informazione, rilanciata per prima dal sito specializzato Military Africa, non ha per ora trovato riscontri ufficiali, anche se alcuni indizi farebbero quanto meno sollevare degli interrogativi: è il caso, ad esempio, della notizia diffusa dall’emittente Bbc Africa di presunti bombardamenti aerei avvenuti in una zona montuosa alla periferia di Macallé e di cui non si conosce ancora la paternità. Al netto di un flusso di notizie il cui groviglio è difficile da districare (dall’inizio dell’offensiva, lo scorso 4 novembre, sono stati infatti tagliati i servizi internet e le reti telefoniche), quel che appare certo è l’interesse da parte di diverse potenze regionali – e non solo – per il conflitto nel Tigray, il che rende l’ipotesi di un utilizzo di droni emiratini non improbabile, per quanto al momento non confermabile. Non è un mistero, del resto, che gli Emirati dispongano di una base militare nell’aeroporto di Assab, in Eritrea, città strategica situata lungo la costa occidentale del mar Rosso. La base, realizzata inizialmente per sostenere le operazioni militari attraverso il mar Rosso nello Yemen, dispone di diversi veicoli aerei da combattimento senza pilota Wing Loong II acquisiti dalla Cina, come messo in luce nell’agosto 2018 da immagini satellitari pubblicate dalla piattaforma DigitalGlobe, specializzata in immagini geospaziali. Sarebbe proprio da Assab, secondo le accuse dei tigrini, che i droni emiratini condurrebbero i raid contro le postazioni del Tplf. Tuttavia, stando al sito investigativo Bellingcat, specializzato nella verifica dei fatti attraverso il reperimento di materiale open source, un utilizzo di droni emiratini per sostenere l’offensiva dell’Etiopia nel Tigrè appare al momento plausibile, ma non probabile. Un vero groviglio, per giunta inestricabile.

Condividi

Altre letture correlate: