Survival International, a Milano per parlare della diga Gilgel Gibe III e della Valle dell’Omo

di Enrico Casale
Gilgel Gibe III

Gilgel Gibe III La diga Gilgel Gibe III che si sta costruendo sul fiume Omo in Etiopia mette a rischio la sopravvivenza delle popolazioni che da secoli vivono nell’area. L’allarme è stato lanciato da Survival, il movimento mondiale dei popoli indigeni.

«Da decenni – sostengono i responsabili di Survival International – i popoli della Valle dell’Omo soffrono per la progressiva perdita di controllo e di accesso alle loro terre. Negli anni Sessanta e Settanta, nei loro territori sono stati istituiti due parchi nazionali dalla cui gestione gli indigeni sono esclusi. Negli anni Ottanta, parte delle loro terre sono state trasformate in grandi fattorie irrigate e controllate dallo Stato». Successivamente, proprio il Governo di Addis Abeba, ha iniziato a sfrattare le tribù per far spazio a piantagioni industriali di canna da zucchero, palma da olio, jatropha, cotone e mais. L’obiettivo è la produzione di biocarburanti destinati all’uso interno e all’esportazione.

Survival denuncia: «Se gli sfratti e la politica di “villagizzazione” – operati dalle autorità etiopi senza il consenso libero, prioritario e informato delle comunità coinvolte – non saranno fermati subito, potrebbe scoppiare una grave crisi umanitaria che tra la bassa valle dell’Omo, in Etiopia, e il Lago Turkana in Kenya, perché si comprometterà la sicurezza alimentare di almeno 500mila persone rimaste fino ad oggi largamente autosufficienti in uno degli ambienti più ostili e fragili del pianeta».
A mettere ulteriormente a rischio le popolazioni locali è il progetto Gilgel Gibe III. Questo sbarramento, alto 240 metri e capace, una volta realizzato di produrre 6.500 Gwh all’anno, potrebbe, a parere di Survival «distruggere un ambiente ecologicamente fragile e le economie di sussistenza legate al fiume».

Proprio per discutere di questi temi, l’1° e il 2 ottobre, Survival International organizza a Milano due incontri straordinari.
Questo il programma.
1° ottobre, dalle ore 18 alle 20,30, al Palazzo delle Stelline (corso Magenta 61, Milano) si terrà un dibattito rivolto a docenti, studenti, cooperanti, attivisti e giornalisti.
Intervengono:
– Claudia J. Carr, Associate Professor of Environmental Science, Policy and Management, The University of California, Berkeley;
– Will Hurd, Direttore di Cool Ground, Vermont, Usa;
– Nyikaw Ochalla, rifugiato indigeno Anuak. Ha fondato e dirige l’Anywaa Survival Organisation per la giustizia sociale e per lo sviluppo sostenibile in Etiopia;
– Ikal Ang’elei, portavoce indigena Turkana, Kenya, e co-fondatrice di Friends of Lake Turkana. Ha vinto il Goldman Environmental Prize 2012;
– Gordon Bennett, avvocato, esperto di diritto internazionale e diritti umani, Uk, reso celebre dalle sue clamorose vittorie presso l’Alta Corte del Botswana a favore dei Boscimani, e il ricorso all’Ocse a nome dei Dongria Kond dell’India.

2 ottobre, dalle ore 9,30 alle 13, a Palazzo Marino (piazza della Scala 2, Milano) si terrà un convegno.
Intervengono:
– Victoria Tauli Corpuz, relatore speciale Onu sui popoli indigeni;
– Marco Bassi, antropologo dell’Università degli studi di Trento;
– Antonella Cardone, Indigigenous Peoples and Tribal Issues Policy and Techinical Advisory Division, Ifad, Roma.
Modera: Gianni Ruffini, direttore generale di Amnesty International Italia.

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