Salamé (Onu): «La corruzione mette in ginocchio la Libia»

di Enrico Casale
Libia

Sono la corruzione e la lotta per le risorse tra le fazioni rivali a ostacolare la risoluzione della crisi in Libia. Lo ha detto l’inviato Onu Ghassan Salamé, secondo cui un’equa distribuzione della ricchezza è «l’unica soluzione per la Libia».

In un’intervista trasmessa ieri dalla tv satellitare Al Jazeera, l’inviato Onu ha denunciato la corruzione diffusa tra un’élite politica che ignora «i cittadini poveri e infelici» in un Paese ricco di petrolio.

Salamé ha poi aggiunto: «È triste vederli prendere in consegna la ricchezza, investirla all’estero e dedicarsi al riciclaggio di denaro sporco».

Attualmente il Paese nordafricano è spaccato in due. Da un lato, il generale Khalifa Haftar controlla la Cirenaica ed è sostenuto da Francia, Egitto e Russia. Dall’altro, il presidente Fayez al-Sarraj che governa la Tripolitania (e ha l’appoggio di Stati Uniti e Italia). Tra i due, giocano un ruolo ambiguo decine di fazioni che si contendono porzioni di territorio e risorse.  La scorsa settimana l’inviato Onu ha annunciato che la Conferenza nazionale di tutte le fazioni libiche si terrà dal 14 al 16 aprile a Ghadames.

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