Ora padre Melandri “chiama l’Africa” da lassù

di Pier Maria Mazzola

Chi lo ha conosciuto lo ha già saputo: padre Eugenio Melandri, 71 anni, è morto domenica, a causa di un «drago» – come chiamava il male che lo tormentava da qualche anno e che ultimamente sembrava concedergli qualche tregua. Per tutti gli altri, è necessaria una breve presentazione (difficile essere concisi con una vita come la sua!) di un uomo che ha avuto l’Africa, e non solo, davvero nel cuore.

Nel 1996 lanciava la campagna “Chiama l’Africa, per un nuovo patto di solidarietà”, diventata più tardi associazione, con l’intento di aggregare gruppi, riviste specializzate e buone volontà già sensibili al tema dell’Africa per dare una sveglia all’informazione e alla società italiana, affinché l’immagine del continente e di chi lo abita (e da esso è migrato) fosse più ricca e soprattutto più corretta. Tra le iniziative, si ricorderà una mostra itinerante, ospitata da un tir che si fermava sulle piazze italiane, occasione attorno a cui si costruivano, con le forze presenti a livello locale, numerose iniziative di sensibilizzazione e di informazione. L’ultima mostra prodotta – inaugurata a Bologna il 31 dicembre 2016 in occasione della Marcia della Pace nazionale organizzata da Pax Christi e dalla Cei – è Minerali clandestini, di cui Melandri andava fiero per il suo potenziale impatto: è “calpestabile”. Il riferimento è in particolare a quelli “insanguinati” estratti dall’Est della Rd Congo.

Ma l’interesse di padre Eugenio per l’Africa non era spuntato dal nulla. Romagnolo, era diventato missionario saveriano. Nel 1980 il suo istituto gli affida la direzione del mensile Missione Oggi, al quale dà un’impronta “militante”. Così ricorda oggi Alex Zanotelli, che contemporaneamente era direttore di Nigrizia: «Eugenio era stato prima di me coinvolto dal tema delle armi e aveva maturato una certa esperienza. Quando all’inizio del 1986 fu pubblicato il documento dei cattolici del triveneto Beati i costruttori di pace, che attaccava le politiche del ministro della difesa Giovanni Spadolini […] Nigrizia, Missione Oggi decisero di rispondere a Spadolini con un editoriale comune […] sono stati momenti duri ma anche molto belli, momenti che hanno rinsaldato la nostra amicizia».

La crescente coscienza pacifista, e la conoscenza e consapevolezza delle responsabilità dell’Occidente, e dell’Italia nello specifico, nelle condizioni di sottosviluppo dell’Africa e del Sud del mondo e nei mercati di morte degli armamenti lo porterà al bisogno di coinvolgersi maggiormente anche cercando di intervenire direttamente nei meccanismi della politica. Nel 1989 si candida al Parlamento europeo nella lista di Democrazia proletaria; sarà eletto, diventando anche vicepresidente dell’Assemblea paritetica della Convenzione di Lomé (Acp-Cee: Stati di Africa, Caraibi e Pacifico ed Europa comunitaria). In seguito (1992-94) sarà deputato tra i banchi di Rifondazione comunista. Una scelta che, sul filo del Diritto canonico, la Chiesa non poteva accettare, e lo sospese a divinis (ossia proibendogli l’esercizio del ministero sacerdotale), con la sofferenza che si può immaginare, tanto più che Eugenio continuò a sentirsi prete (per esempio, non mise su famiglia).

Nello scorso mese di settembre, la sorpresa: «Ho una notizia importantissima da comunicare a tutti gli amici – scrive in un post su Facebook domenica 15 –: da tre giorni Don Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna, mi ha incardinato nella diocesi di Bologna. Per cui in questo momento sono parte dei sacerdoti di Bologna, posso tornare a celebrare l’Eucarestia in attesa di essere poi restituito ai saveriani. È stata una cosa quasi improvvisa della quale sono contentissimo». In altri post, alcune foto lo ritraggono in colloquio con papa Francesco.

“Padre” – questa volta di nuovo a pieno titolo dopo quasi trent’anni – Melandri conta di andare a celebrare la sua “seconda prima messa” sulla tomba di don Tonino Bello, nel Salento. Gli è vicino in questo passaggio don Tonio Dall’Olio, oggi presidente della Pro Civitate Christiana di Assisi e “discepolo” di Tonino Bello (con trascorsi in Pax Christi e in Libera). Le condizioni di salute non sono però ottimali e il ritorno all’altare sarà nella comunità saveriana presso Ravenna, domenica 20 ottobre. Otto giorni dopo, conclude il suo passaggio, spesso tumultuoso, sempre positivo e generoso, sulla terra.

Chi frequenta Facebook, potrà scorrere il suo profilo (“Eugenio Melandri”) e scoprire, attraverso le sue parole o anche semplicemente i post che rilanciava, quali erano i suoi interessi e da quale parte sempre si schierasse. Dopo la sua morte è stato pubblicato un estratto del suo testamento: «Desidero che alla ma morte vengano fatti funerali sobri e poveri; essere composto nella bara avvolto solo in un lenzuolo bianco. Voglio tornare come sono venuto. Senza nulla. Che non ci siano fiori. Chi volesse ricordarmi devolva i soldi in beneficenza. Ricordandosi soprattutto dei poveri».

(Pier Maria Mazzola)

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