Mi chiamo Sabrine, di Sabrine Aouni

di Matteo Merletto
Mi chiamo Sabrine
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Sabrine è nata in Puglia nel 1997 da genitori tunisini. Si è diplomata, è attiva in associazioni studentesche e culturali, fa volontariato alla Croce Rossa e a Libera. Da quando è bambina culla un’ambizione: ottenere la cittadinanza italiana. Ama l’Italia, ma non ne sopporta l’arretratezza – culturale e politica – nella comprensione e nella gestione del fenomeno migratorio. È stufa di essere considerata “diversa”, “figlia di stranieri”. E confessa la sua frustrazione in questo libro-intervista dai tratti dolci e amari, che ricorda a noi tutti l’urgenza di riprendere in mano la riforma della cittadinanza, arenatasi due legislature fa al Senato. Una legge necessaria, che riguarda la vita di un milione di ragazzi e ragazze nati e cresciuti in Italia, ma ancora così lontana.

Il volumetto è pubblicato da una piccola editrice barese – dal nome già eloquente –, espressione dell’omonima cooperativa presieduta da Leonardo Palmisano (vedi Ascia nera, il suo libro-inchiesta sulla mafia nigeriana). Tra gli altri titoli pubblicati, segnaliamo Imon. La madre Terra di Roberta Balestrucci Fanella, una “fiaba” sul caporalato con un bambino per protagonista, e un romanzo di Lello Gurrado sul viaggio di Taiwo dal Gambia a Lampa Lampa: Lampedusa.

Radici Future, 2019, pp. 61, € 8,00

(Marco Trovato)

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