Malaria, il killer che uccide più del Covid-19

di Enrico Casale
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Mentre l’attenzione del mondo è concentrata sull’epidemia di coronavirus, in Africa si fanno ancora i conti con una malattia antica eppure pericolosissima: la malaria. Nel 2018, secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, il paludismo, provocato da un plasmodio trasmesso dalla puntura delle zanzare, ha colpito 228 milioni di persone e ha causato 405mila vittime. Nel solo continente africano i casi sono 213 milioni (il 93% del totale) e i morti 403mila. Una tragedia quasi dimenticata e di proporzioni vastissime se consideriamo che il coronavirus ha colpito «solo» 480mila persone e ha fatto 11mila vittime.

Non si tratta di fare classifiche tra diverse patologie, ma solo sottolineare come la malaria sia una minaccia che non è sparita. I casi, è vero, stanno calando, ma molto lentamente se consideriamo che il plasmodio aveva colpito 251 milioni di persone nel 2010 e 231 nel 2017. Ed è proprio l’Africa la regione più devastata. Più del 50% dei casi sono concentrati in sei nazioni africane: Nigeria (25%), Rd Congo (12%), Uganda (5%), Costa d’Avorio (4%), Mozambico (4%) e Niger (4%). Anche i morti sono in gran parte in Africa (94%): Nigeria (24%), Rd Congo (11%), Tanzania (5%), Angola (4%), Mozambico (4%) e Niger (4%).

La malaria influenza negativamente e in maniera significativa anche l’economia. Nei Paesi in cui è largamente diffusa, ampi strati delle popolazioni affette, pur non sviluppando le forme più gravi grazie all’immunità adattativa, non sono infatti in grado di lavorare efficacemente per lunghi periodi, senza contare i gravosi costi sanitari che si devono affrontare per la prevenzione e la cura.

Per contrastare questa patologia così diffusa, nei mesi scorsi è partita la sperimentazione di un vaccino in Kenya, Malawi e Ghana. Il Mosquirix, così si chiama, usa una proteina del parassita nel tentativo di bloccare l’infezione al livello iniziale. Il sistema immunitario del bimbo vaccinato dovrebbe riconoscere il parassita e produrre gli anticorpi necessari a debellarlo. Approvato nel 2015 dall’Oms, il Mosquirix è stato offerto nei tre Paesi pilota a 360mila bambini (la fascia di età più colpita è quella sotto i 5 anni).

«Se questo vaccino funziona, avremo anche più ore a disposizione per occuparci di altre malattie», sottolinea un’infermiera. I medici spiegano alla gente del villaggio che il vaccino non sostituirà i farmaci antimalarici o l’uso delle zanzariere, ma che sarà un’arma in più. L’arma che mancava per debellare una malattia così antica eppure ancora così minacciosa.

(Enrico Casale)

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