L’isola del castigo

di AFRICA
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L'isola del castigoNelle acque del Lago Bunyonyi affiora l’isola di Akampene. Il suo aspetto fiabesco cela una storia terribile, con un finale inaspettato, che una giovane regista italiana vuole raccontare con un film

Dall’alto sembra lo sfondo di una pellicola Disney: un bacino di acqua scintillante cosparso di innumerevoli isolotti con vulcani che spuntano all’orizzonte. A percorrerlo in canoa, il panorama regala un senso di pace e armonia: l’acqua color argento scorre dolcemente sotto il lento remare delle pagaie, tra isolette punteggiate di fiori rossi e una miriade di uccelli colorati.

Nella lingua locale, il nome del lago, Bunyonyi, significa appunto “luogo abitato da molti piccoli uccelli colorati”. Ce ne sono infatti circa 200 specie. Siamo nel cuore dell’Africa orientale, in Uganda, a poca distanza dal confine con Ruanda e Congo. Un luogo ancora poco contaminato e sconosciuto ai più.

Tante sono le leggende che avvolgono il lago, narrate oralmente dagli abitanti del posto. Come quella dell’isola dal nome impronunciabile, Bucuranuka. Si tratta di una piccola isola che si distingue dalle altre per fisionomia e vegetazione. Si racconta che un tempo Bucuranuka fosse abitata da produttori di birra di sorgo. Un giorno passò una signora e chiese un sorso di birra. Gli uomini la insultarono e la cacciarono. Quando la signora arrivò sulla terraferma, l’isola si ribaltò su se stessa. Solo per un attimo, il tempo di uccidere tutti i suoi abitanti, tranne che per un pollo che riuscì a scappare svolazzando. Poi l’isola tornò al suo posto, come niente fosse successo. La signora era una strega. Da allora più nessuno ha mai abitato nell’isola.

Una storia incredibile

Poi c’è la storia, vera, dell’isola di Akampene. A dire il vero, poco più di uno scoglio. Oggi semisommersa, è un ammasso di sterpi e fango con un albero centrale abitato da inquietanti uccelli e il tronco di un altro albero morto. Akampene nella lingua locale significa “Punizione”. Qui venivano punite le donne, almeno quelle che restavano incinte infrangendo il tabù del sesso prematrimoniale. Questo era il tabù più grosso per la cultura Bakiga, l’etnia di provenienza della popolazione locale. Si trattava di una punizione capitale: l’isola non offriva cibo né riparo. Le donne, ragazzine incinte, morivano di stenti mentre le più coraggiose annegavano dopo qualche goffa bracciata per tentare di raggiungere la terraferma.

Ma alcune si salvarono per mano di principi azzurri locali, uomini molto poveri che non potevano permettersi la dote per prendere una moglie socialmente accettabile. Akampene finì per essere un fornitore di seconde possibilità: per le donne, che prima venivano direttamente gettate nel lago legate a grosse pietre o lasciate nella foresta alla mercé degli animali selvatici e per gli uomini, quelli che altrimenti non avrebbero potuto avere una famiglia.

Il documentario

Una storia che ha dell’incredibile. Da approfondire, documentare. E trasformare in un film. Laura Cini, regista fiorentina, ha conosciuto la storia di Akampene e ne è rimasta affascinata. L’anno scorso si è recata sul Lago Bunyonyi per fare ricerche insieme a un operatore. «Ricostruire la storia non è stato facile», racconta. «All’inizio nessuno sapeva raccontare come e quando avveniva la pratica della punizione, qualcuno inventava dettagli improponibili, qualcun altro ne negava la veridicità». Alla fine Laura ha trovato delle superstiti, fuggite dall’isola, riuscendo a fare un po’ di chiarezza su questa cruenta tradizione. Assicurandosi interviste video di grande impatto emotivo, Laura ha poi scritto la storia, trasferendoci le atmosfere e le suggestioni del luogo. Così è nata l’idea di realizzare “Punishment Island”, un documentario dove bellezza e orrore si mescolano nel profondo, dove speranza e sciagura si alternano come due poli dello stesso destino, e dove soprattutto uomo e natura vivono in profonda simbiosi. Adesso si tratta di trovare finanziamenti, per ricostruire la storia intorno alle testimoni, completare le riprese e far sì che le donne di Akampene possano finalmente uscire dalla leggenda, raccontando al mondo la loro vera storia.

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