In agricoltura l’innovazione non è sufficiente per uscire dalla povertà

di Matteo Merletto
In agricoltura l’innovazione non è sufficiente per uscire dalla povertà

Martino Ghielmi –inviato della Rivista Africa a Kigali

Si è chiuso ieri a Kigali Africa Tech Summit, evento dedicato all’innovazione tecnologica in Africa. Un tema appassionante, considerando la dinamicità e la voglia di sperimentare del continente più giovane del mondo. Ma anche un fronte dove è importante ricordare che la tecnologia, per quanto innovativa, resta solo uno strumento. A cui occorre una direzione definita dagli uomini, sulla base delle priorità politiche dei governi.

L’Africa è un continente che vive di agricoltura. Ma nonostante la generosità del clima e l’abbondanza di terre arabili i contadini africani sono ancora in gran parte poveri e vulnerabili agli shock esterni, in primo luogo il cambiamento climatico che ha ridotto e reso imprevedibili le piogge. La crescita economica del continente (5% annuo nel 2006-2016) non si è tradotta in una proporzionale riduzione della povertà e della marginalizzazione delle popolazioni rurali. E il continente si trova nella paradossale situazione di spendere ogni anno ben 35 miliardi di dollari per importare cibo dall’estero.

La tecnologia, di per sé, non è una bacchetta magica. Le condizioni di vita possono migliorare grazie a soluzioni innovative portate da startup locali come M-Farm in Kenya o AgroSpaces in Camerun (consentono l’accesso in tempo reale ai prezzi di mercato via mobile), Zenvus in Nigeria (incrementa la produttività e riduce i rischi delle coltivazioni analizzando i dati di suolo e meteo) o FarmerLine in Ghana (fornisce consigli e informazioni per i contadini tramite messaggistica vocale).

Ma nessuna tecnologia è in grado di sciogliere i nodi strutturali legati alla debolezza infrastrutturale e alla marginalizzazione di cui soffre ancora l’Africa rurale. Incrementare la produttività tramite un sostegno ai primi livelli di meccanizzazione (ad oggi meno del 15% dell’energia utilizzata per coltivare in Africa deriva da macchinari) e agire con politiche a favore della trasformazione alimentare per aggiungere valore in loco sono due fronti che dovrebbero diventare la priorità dei governi africani, anche per rendere più attrattiva la “professione” di coltivatore diretto per i giovani del continente.

Ogni giorno in Africa nascono più di 90.000 bambini. Occorre prendere consapevolezza che per nutrirli non basterà un’App, per quanto innovativa. “Nonostante gli imprenditori, gli innovatori, dobbiamo ricordarci che un ruolo essenziale dobbiamo pretenderlo da chi ci governa!” avverte Nanjira Sambuli di World Wide Web Foundation. In questo senso la crescita di opinioni pubbliche consapevoli, a favore dello stato di diritto e dell’equità tra i cittadini, è un aspetto ineludibile per un futuro di prosperità.

UNA SINTESI VIDEO DI AFRICA TECH SUMMIT

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