«Il Ruanda falsifica i dati sulla povertà»

di Enrico Casale
povertà in ruanda
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Il Ruanda avrebbe truccato le statistiche relative alla povertà nel Paese. A svelarlo è il quotidiano britannico Financial Times.

In realtà la faccenda non sarebbe nuova. Già nel 2015, la Banca mondiale era stata avvisata di possibili manipolazioni e anche alcuni accedemici avevano messo in forse «il miracolo economico ruandese». In particolare nel 2015 dopo la pubblicazione di statistiche che mostravano un tasso di povertà in calo di sei punti tra il 2011 e il 2014. È proprio in questo periodo che due giornalisti del Financial Times hanno iniziato le loro indagini.

Secondo il quotidiano, il tasso di povertà non solo non è diminuito tra il 2011 e il 2014, ma molto probabilmente è aumentato. Secondo gli autori dell’indagine, i prezzi sarebbero aumentati molto più di quanto il Ruanda ammetta nei suoi calcoli, specialmente nelle aree rurali. Un’inflazione più forte significa anche maggiore povertà.

All’interno della Banca mondiale l’argomento sta creando polemica. Nel dicembre 2015, cinque dipendenti dell’istituzione finanziaria internazionale avevano lanciato l’allarme. In una lettera anonima riprodotta in parte dal Financial Times, evocavano «la manipolazione di statistiche ufficiali e l’impossibilità di fornire dati pubblici affidabili». «È in gioco anche la reputazione della Banca mondiale», scrivevano.

Tuttavia, la loro lettera è rimasta senza risposta. La sua esistenza non è confermata dall’istituzione finanziaria. La Banca mondiale, tuttavia, dal 2015 ha difeso più volte le analisi del governo ruandese.

Il Ruanda, da parte sua, respinge le conclusioni dell’indagine del quotidiano britannico. Secondo i vertici di Kigali, i progressi compiuti nella riduzione della povertà sono indiscutibili.

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