Il retrogusto amaro del cacao in Costa D’Avorio

di Luciana De Michele
Lavoro minorile cacao
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Il Covid-19 ha peggiorato le condizioni del lavoro minorile nel settore del cacao in Costa d’Avorio . Durante la parziale quarantena imposta nel Paese tra marzo e maggio, il triste fenomeno è aumentato del 21,5%. A rivelarlo è il rapporto pubblicato il 1° luglio dall’Ici (International Cocoa Initiative), organizzazione leader nella promozione della protezione di minori nelle comunità produttrici di cacao, presente in Costa D’Avorio e Ghana dal 2007. I due Paesi, infatti, producono da soli i due terzi delle fave di cacao nel mondo.

L’analisi, basata su interviste condotte con 5.081 bambini di 1443 famiglie in 263 comunità, ha appurato come la presenza di minori occupati nel settore sia passato nel periodo citato dal 16% al 19,4%.

Nel rapporto si evidenzia come una delle cause di questo preoccupante aumento possa essere imputata alla pandemia di Covid-19, che ha provocato un rallentamento economico, la caduta dei prezzi delle materie prime e che durante il lockdown ha costretto alla chiusura delle scuole e all’imposizione di restrizioni alla possibilità di movimento, tra cui quella di mano d’opera adulta. Un’inchiesta telefonica condotta a inizio giugno dall’Ici tra più di 500 produttori di cacao ha evidenziato la diminuzione dei redditi delle famiglie dall’inizio di marzo, mentre un altro studio prova che tali impatti economici negativi generalmente tendono ad accrescere il lavoro minorile.

Oggi, evidenzia l’Ici, le scuole hanno riaperto e le restrizioni alla libertà di movimento sono state limitate; inoltre, sono ripresi «i numerosi interventi da parte del governo, dell’industria e della società civile finalizzate a sensibilizzare la popolazione, mobilitare le comunità e sostenere l’accesso all’istruzione dei bambini», per proteggere i minori nelle comunità produttrici di cacao.

Tuttavia, le vittime del Covid-19 stanno continuando ad aumentare, e gli effetti negativi della situazione potrebbero ancora farsi sentire. Nelle conclusioni del rapporto si sottolinea dunque l’importanza di continuare a monitorare la situazione dei bambini di queste comunità in ambito scolastico e lavorativo, oltre che a raccogliere dati sui redditi delle famiglie coinvolte per cercare di elaborare delle risposte di sostegno il più possibile appropriate.

La piaga del lavoro minorile, considerata dalle organizzazioni internazionali del settore una delle forme di schiavitù moderna, coinvolge secondo l’Ilo (Organizzazione Internazionale del Lavoro) 152 milioni di bambini (che fanno parte dei 24,9 milioni di persone vittime di lavoro forzato oggi nel mondo), di cui 73 milioni svolgono lavori pericolosi. All’Africa spetta il triste primato: i minori coinvolti nel fenomeno sono più della metà (72 milioni), occupati nella stragrande maggioranza proprio nel settore dell’agricoltura.

(Luciana De Michele)

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