Egitto, condannati a morte dodici esponenti della Fratellanza Musulmana

di claudia
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Un tribunale egiziano ha confermato ieri le condanne a morte per 12 membri della Fratellanza Musulmana. La sentenza pone fine a un lungo processo allestito contro 600 imputati all’indomani del rovesciamento militare del presidente Mohammed Morsi nel 2013.

Dopo la cacciata di Morsi, i suoi sostenitori avevano organizzato un enorme sit-in in piazza Rabaa al-Adawiya nel Cairo orientale per chiedere il suo ritorno. Il mese successivo, le forze di sicurezza hanno fatto irruzione nella piazza e hanno ucciso circa 800 persone in un solo giorno.

All’epoca, le autorità hanno affermato che i manifestanti erano armati e che la dispersione forzata era una misura vitale contro il terrorismo. Successivamente le autorità hanno lanciato una forte repressione, incarcerando migliaia di sostenitori del movimento. La Fratellanza musulmana è stata poi messa al bando e designata come organizzazione terroristica nel dicembre 2013.

La sentenza di morte comminata a dodici esponenti della Fratellanza è stata motivata con il tentati di questi di “aver armato bande criminali che hanno aggredito residenti e resistito ai poliziotti”, nonché per il “possesso di armi da fuoco, munizioni e materiale per la fabbricazione di bombe”. Altre accuse includono “l’uccisione di poliziotti”, “la resistenza alle autorità” e “l’occupazione e la distruzione di proprietà pubbliche”. Tra i condannati figurano figure di spicco della Fratellanza: Mohamed al-Beltagy e Safwat Hegazy. Le sentenze sono definitive e non possono essere appellate

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