Cuamm e Lacor Hospital tra gli «eroi della sanità» in Uganda

di Celine Camoin
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Il premio d’eccellenza per l’assistenza sanitaria e la salute materna in Uganda è stato conferito a Medici con l’Africa Cuamm, organizzazione padovana che dal 1950 si spende per la promozione e la tutela della salute delle popolazioni africane.

Cuamm ha ottenuto una delle onorificenze della prima edizione degli Heroes in Health Awards (Hiha), un’iniziativa pubblico-privata istituita ministero della Salute di Kampala con il sostegno di Xtraordinary Media. L’intento della premiazione è quello di gratificare e mettere in primo piano le persone, organizzazioni, servizi o prodotti che hanno rappresentato un’eccellenza nel settore della sanità nel corso dell’anno.   

In una recente intervista con nostra redazione, il dottor Giovanni Putoto, referente della programmazione d’emergenza di Medici con l’Africa Cuamm, aveva definito l’Uganda è il più avanzato tra gli otto Paesi dove interviene il Cuamm. «Il sistema locale ha tre componenti di base: lo Stato, che fornisce un apparato strutturato e operatori tra i meglio formati in Africa; la Chiesa, che ha circa il 40% delle strutture ospedaliere, con un ruolo e dimensioni molto importanti; gli operatori privati, perché l’Uganda non è un Paese chiuso. Partendo da buon sistema sanitario di base, in Uganda sta crescendo molto la sanità di secondo livello, relativa agli ospedali, e quella di terzo livello, con gli ospedali specialistici. Grazie a una buona formazione universitaria, si trovano bravi chirurghi, bravi ortopedici, bravi oculisti… Il Paese sta crescendo, non senza difficoltà, ma c’è interlocuzione», ci aveva spiegato il dotto Putoto.

Tra i vari premi distribuiti durante la cerimonia svoltasi presso il Serena Hotel di Kampala, quello del miglior ospedale pubblico è andato al Kiruddu Hospital, nella periferia sud di Kampala.

Al St. Mary’s Lacor Hospital è stato assegnato il premio di miglior ospedale missionario. Proprio in questa struttura riferimento del distretto settentrionale di Gulu, ha diretto per anni con amore e maestria il dipartimento tecnico dell’Ospedale e l’Orfanotrofio St. Jude Children’s Home Fratel Elio Croce, missionario comboniano deceduto pochi giorni fa, l’11 novembre, portato via da covid-19. Insieme ai medici e coniugi Piero e Lucille Corti, Fratel Croce aveva trasformato un piccolo presidio sanitario comboniano nel più grande ospedale senza scopo di lucro dell’Africa equatoriale, che oggi ha 600 dipendenti ugandesi e cura ogni anno 250mila persone.

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