Camerun al voto tra mille incognite

di Diego Fiore
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Urne aperte oggi in Camerun per eleggere i 180 membri dell’Assemblea Nazionale per i prossimi cinque anni. Queste elezioni arrivano con due anni di ritardo, dato che le ultime si sono tenute nel 2013 e il presidente Paul Biya ha fatto di tutto per posticiparle il più possibile, appendendosi a diverse clausole costituzionali.

Il sistema elettorale

I 180 membri dell’Assemblea Nazionale sono eletti con un sistema misto mediante collegi uninominali e plurinominali che coincidono con le 49 circoscrizioni del Paese. Per quanto riguarda i collegi plurinominali, se il partito che prende più voti prende la maggioranza assoluta ottiene tutti i seggi in palio, mentre se rimane sotto la soglia del 50% si passa a un sistema proporzionale e i seggi dovranno essere divisi con gli altri partiti che prendono almeno il 5% dei consensi.

La situazione

Elezioni dove più partiti possono partecipare si tengono in Camerun solo dal 1992, quando il presidente Paul Biya concesse un sistema formalmente democratico. Paul Biya è uno dei più longevi presidenti dell’Africa e del mondo, in carica dal 1982 ininterrottamente fino ai giorni nostri, e non si può dire che oggi in Camerun vi sia una situazione libera e democratica. Alle ultime elezioni presidenziali, per esempio, Biya ha ottenuto oltre il 70% dei consensi e le opposizioni (ma non solo) hanno denunciato gravi brogli e soprattutto la grande difficoltà nel fare campagna elettorale in tutto il Paese.

Il Paese vive da anni ormai una crisi politica che riguarda soprattutto le province nord-occidentali di lingua inglese, con forti movimenti indipendentisti che chiedono maggiore autonomia per l’autoproclamata Repubblica dell’Ambazonia, mai riconosciuta dallo stato centrale, di maggioranza francofona. Il problema linguistico ha radici lontane, e riguarda i tempi della colonizzazione, quando dopo la prima guerra mondiale i tedeschi hanno dovuto cedere la colonia che è stata divisa in due: la parte nord-occidentale, più vicina alla Nigeria, passò sotto il controllo della corona inglese, mentre il resto del Paese divenne appannaggio della Francia. Oltre al problema dell’Ambazonia, il Paese vive un alto rischio di terrorismo islamico, soprattutto a nord, nei pressi del Lago Ciad, con centinaia di morti ogni anno e un clima di intrinseca insicurezza. Come se non bastasse, le lotte politiche si risolvono spesso con incarcerazione di giornalisti e leader dell’opposizione, come è accaduto a Maurice Kamto, il candidato che era arrivato secondo alle elezioni presidenziali del 2018. Ab origine aveva intervistato Mimi Mefo, giornalista di lingua inglese arrestata dal regime per aver raccontato gli scontri nella sua provincia.

Cosa accadrà stavolta

Nulla lascia pensare che anche questa volta il partito del presidente, l’RDPC (Rassemblement démocratique du Peuple Camerounais), possa guadagnare una solida maggioranza dei seggi, anche perché le principali forze di opposizione hanno dichiarato di voler boicottare delle elezioni che sostengono essere già falsate in partenza. Le opposizione è anni che chiede una transizione democratica del potere, ma anche questa volta si dovrà attendere.

(Giovanni Pigatto)

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