Area di libero scambio africana a un passo

di Marco Simoncelli

Sono solo tre i Paesi che devono ancora approvare l’istituzione dell’Area continentale africana di libero scambio (AfCFTA) su 22 necessari a garantire l’entrata in vigore dell’accordo siglato lo scorso marzo a Kigali.

A confermarlo venerdì, secondo quanto riportato dall’agenzia InfoAfrica, è stato il Commissario dell’Unione Africana per il Commercio, Albert Muchanga, facendo il punto sullo stato delle ratifiche dell’accordo destinato a creare un’area di libero scambio continentale.

Secondo i dati forniti a margine del 32° vertice dell’Unione Africana in corso in questi giorni ad Addis Abeba che si concluderà domani, 11 Paesi hanno già depositato lo strumento di ratifica: Kenya, Ghana, Rwanda, Niger, Ciad, eSwatini, Guinea, Costa d’Avorio, Uganda, Mali e Namibia. Altri sei, ha aggiunto Muchanga, hanno ratificato l’accordo ed è previsto che depositino lo strumento di ratifica presso l’Unione Africana nelle prossime settimane: Sudafrica, Sierra Leone, Repubblica del Congo, Togo, Mauritania e Senegal.

Due Paesi, invece, hanno ricevuto dai rispettivi Parlamenti l’autorizzazione alla ratifica questa settimana: Etiopia e Gibuti. “Di questo passo – ha commentato il presidente della Commissione UA, Moussa Faki Mahamat – prevedo che l’accordo possa entrare in vigore prima della fine di marzo”.

Il progetto dell’AfCFTA, un mercato unico che riguarderebbe 1,2 miliardi di persone, è stato fortemente sponsorizzato dal presidente ruandese Paul Kagame, il quale, proprio in occasione di questo summit dell’UA, lascerà la presidenza di turno dell’istituzione panafricana al suo omologo egiziano Abdel Fatah al-Sisi. Come sottolinea Rfi, durante il suo mandato Kagame ha cercato di lasciare la sua impronta politica nell’istituzione puntando alla sua modernizzazione e soprattutto all’ottenimento di maggiore sovranità politica e indipendenza economica.

Sembra difficile trovare fra i leader africani dei detrattori delle riforme iniziate da Kagame, mentre sono in molti ad essere preoccupati che un leader dalla forte personalità come
al-Sisi potrebbe far cambiare rotta all’UA imponendo le sue priorità.

Altre letture correlate:

X