Ancora stallo tra Egitto ed Etiopia sulla diga della rinascita

di Marco Simoncelli

I colloqui tra Egitto ed Etiopia sulla gestione operativa della Gerd (Great Ethiopian Renaissance Dam), la grande diga che l’Etiopia sta costruendo sul Nilo Blu, il cui completamento è previsto nel 2022, hanno raggiunto l’ennesimo punto morto, anche se i ministri dei due Paesi si sono incontrati assieme ai rappresentanti sudanesi domenica e lunedì al Cairo.

L’Etiopia ha infatti rifiutato di discutere la proposta egiziana sulla Grande diga della rinascita, secondo una dichiarazione del ministero egiziano delle Risorse idriche e dell’Irrigazione. È stato dunque deciso di tenere una riunione urgente del gruppo di ricerca scientifica indipendente di Egitto, Etiopia e Sudan a Khartoum dal 30 settembre al 3 ottobre.

Stando a ulteriori dettagli descritti nella nota, la riunione dei ministri e dei comitati tecnici «non ha affrontato gli aspetti tecnici e si è limitata a discutere gli aspetti procedurali». Vi si dichiara inoltre che le proposte di Addis Abeba sono «inique e ingiuste». I due punti critici sarebbero la quantità annuale di acqua da garantire all’Egitto e la gestione del flusso idrico nei periodi di siccità.

Stando ad alcuni documenti pervenuti alla Reuters, Il Cairo chiede che l’Etiopia rilasci almeno 40 miliardi di metri cubi di acqua durante la prima fase di riempimento della grande diga. Secondo al documento etiope, l’Egitto richiede che il «flusso naturale» del grande fiume la raggiunga. Ma «rilasciare il flusso naturale» non esiste nel bacino del Nilo, afferma ad Rfi Gedion Asfaw, consigliere del ninistero delle Acque etiope. Non esiste un «flusso naturale». Ci sono stati cambiamenti e ce ne saranno altri. In particolare, gli egiziani hanno affermato che non dovrebbero esserci ostacoli a monte, ciò limiterebbe o impedirebbe all’Etiopia di usare equamente il Nilo Azzurro. Come ha detto il ministro, «forniamo l’86% dell’elettricità che arriva in Egitto e  dirci di usare zero metri cubi non è un affare equo».

Gli incontri dei giorni scorsi avvengono dopo circa un anno di interruzione e servivano a riprendere i negoziati sull’operatività della diga che formerà un enorme bacino e dunque avrà un impatto rilevante sulla portata del Nilo Blu, e di conseguenza sulla quantità d’acqua che fluirà a valle, in Sudan e in Egitto. L’Egitto ne sarà particolarmente interessato, dal momento che il 90% dell’acqua necessaria alla vita e allo sviluppo economico del Paese arriva dal fiume Nilo.

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