Alfredo Somoza ▸ Soumaila come Jerry. Anzi peggio

di Pier Maria Mazzola
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Trent’anni fa la morte di Jerry Masslo – un profugo sudafricano al lavoro nei campi di pomodoro, assassinato da un gruppo criminale – turbò l’opinione pubblica e diede luogo a legislazioni che riconoscevano i diritti. Soumaila non avrà neanche questa soddisfazione post mortem.

Jerry Essan Masslo era nato in Sudafrica ai tempi dell’apartheid. Era impegnato in politica nell’African National Congress di Nelson Mandela. Quando la polizia cominciò a cercarlo per arrestarlo scappò in Zambia, mettendo prima al riparo sua moglie e i due figli in Zimbabwe. Con un viaggio di fortuna arrivò in Italia, dove chiese il rifugio politico, ma l’Italia degli anni Ottanta non riconosceva tale diritto a chi non era europeo.

Per sopravvivere, finì a Villa Literno in Campania, a raccogliere pomodori nei gironi della criminalità. Sfruttamento, vita nelle baracche senza servizi igienici, polizia più come minaccia che come aiuto, caporali armati che dettano legge. Jerry cominciò a organizzare i braccianti agricoli per ottenere condizioni di lavoro e di vita degne. La sera del 24 agosto 1989, dopo una giornata di lavoro sfiancante, Jerry dormiva nella sua capanna insieme ad altri 28 lavoratori africani. All’improvviso entrarono quattro incappucciati, armi alla mano, per rapinarli. Al rifiuto di consegnare i pochi soldi appena guadagnati, i sicari spararono e la vita di Jerry Masslo si concluse tragicamente nel Paese nel quale aveva cercato riparo.

La sua morte fu un caso internazionale e vennero concessi i funerali di Stato. Soprattutto, la tragica fine di Jerry ispirò la cosiddetta “Legge Martelli”, che non soltanto regolava per la prima volta l’immigrazione, ma aboliva la “riserva geografica” che impediva all’Italia di concedere rifugio politico a chi non fosse europeo. Fu una morte che fece fare passi avanti all’Italia.

L’uccisione a Gioia Tauro di Soumaila lascia sbalorditi soprattutto perché non ha provocato reazioni ufficiali, non inciderà su nessuna legge. Quella vittima degli spari notturni, sindacalista USB, era un “ladro”, un poco di buono: stava raccogliendo lamiere abbandonate per costruire una baracca ad altri disperati.

I caporali possono tirare un sospiro di sollievo, la ‘ndrangheta dormire sogni tranquilli. A distanza di 29 anni dalla morte di Masslo, in questa Italia il colpevole è la vittima, non il carnefice.


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