A Palermo è tutta un’altra musica: nigeriana

di Stefania Ragusa
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Per gli stranieri Ballarò è un posto folkloristico, per la maggior parte degli italiani un programma televisivo, per i palermitani un posto del cuore o della paura, comunque della memoria. Oggi questa storico quartiere del capoluogo siciliano sta diventando un’altra cosa ancora: la nicchia dell’afrobeat nigeriano in trasferta.
RayJeezy, originario dello stato di Edo, è uno degli esponenti di questa nuova scena musicale. E’ arrivato in Italia a piedi, attraversando il deserto. Si è trovato quasi per caso a cantare in un locale palermitano e, dopo lo stupore iniziale degli astanti, ha incominciato a raccogliere consensi e a farsi capire.
«Al primo spettacolo che ho fatto a Palermo, la gente mi guardava e sembrava pensare: ma cosa sta facendo?», ha raccontato in un’intervista. «Poi, piano piano hanno iniziato ad abituarsi alla mia canzone e si sono messi a cantare e a ballare insieme».

Grazie ai social media e pur in assenza di una struttura promozionale classica, il messaggio di RayJeezy e dei suoi sodali, ha cominciato a viaggiare veloce e a raccogliere consensi. Con il suo videoclip Than God, Brenex Baba ha cantato più che raccontato le difficoltà e le sfide nella vita di un migrante insediato a Palermo. Città questa sicuramente meno organizzata ed efficiente e più ferita di altre, ma che proprio per queste ragioni sa essere calda e lasciare più spazio all’inventiva e alla creatività personale. Brenex Baba ormai viaggia molto per tutta l’Europa, ma mantiene la sua base a Palermo, perché qui si sente a casa.

Un discorso a parte merita Christopher Goddey, in arte Chris Obehi. Anche lui di origini nigeriane, a Palermo dal 2017, non fa afrobeat ma interpreta, alla sua maniera, la musica siciliana. Ha iniziato cantando per strada in via Maqueda. Il 20 marzo è atteso il suo primo disco. Nel video canta un noto brano di Rosa Balistreri. La contaminazione, infatti, non viaggia lungo un unico binario.

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(Stefania Ragusa)

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