Sfoglia la rivista online
Menu

Pubblicato il 11 Ott 2017 in In evidenza

Le tante Catalogne dell’Africa

Le tante Catalogne dell’Africa

La Catalogna diventerà indipendente dalla Spagna? Il presidente catalano Carles Puidgemont ha solennemente dichiarato che la secessione ci sarà, ma al momento è sospesa. Il rischio di uno strappo violento da Madrid è stato superato. Ma questa crisi politica ha messo aperto un forte dibattito sulla validità degli Stati nazionali in Europa.

In Africa, il modello statuale europeo è sempre stato un problema. Prima della colonizzazione non c’erano veri e propri Stati nazionali. Esistevano regni multietnici che non avevano confini precisi. Lo Stato africano nasce con la colonizzazione europea che, nel separare i propri domini, fissa frontiere rigide che inglobano realtà diverse e, spesso, dividono popolazioni da sempre unite. Neanche la stagione delle indipendenze cambia questa situazione de facto. L’Organizzazione dell’unità africana sceglie chiaramente di non voler rimettere in discussione l’assetto geopolitico africano. Alcuni studiosi calcolano che, se l’impianto statale ereditato dal colonialismo fosse superato, l’Africa avrebbe il doppio degli Stati attuali. A più di cinquant’anni, dalla fine del colonialismo classico, però, solo due nazioni hanno rotto il tradizionale assetto ereditato dal passato. Sono l’Eritrea, che nel 1993, dopo una lotta trentennale, si stacca dall’Etiopia e il Sud Sudan, che nel 2011 ottiene l’autonomia dal Sudan e dà vita al più giovane Stato del mondo.

Esistono però molte situazioni di tensioni. Difficile elencarle tutte. Ci limiteremo a citare le più «calde». Tra queste un posto d’onore lo merita il Sahara occidentale. Ex colonia spagnola, dopo il ritiro delle truppe di Madrid è stata invasa e annessa dal Marocco. Da allora (1976), i saharawi non smettono mai di rivendicare la loro indipendenza. Nel 1991, un accordo con Rabat stabilisce che si sarebbe dovuto tenere un referendum per l’autodeterminazione. Il voto non viene organizzato e la situazione rimane irrisolta, con i marocchini che occupano il territorio e i saharawi ribelli costretti all’esilio nei Paesi confinanti.

In Nigeria, stanno riemergendo con forza le rivendicazioni indipendentiste delle popolazioni igbo. Protagonisti della secessione del Biafra nel 1967 che dà vita a una sanguinosa guerra civile, dopo cinquant’anni gli igbo tornano a chiedere maggiore autonomia. Alla base delle richieste l’insofferenza verso il potere di Abuja e la volontà di sfruttare in proprio le ingenti ricchezze petrolifere.

Richieste di autonomia simili sono avanzate dalla popolazione di Cabinda, una piccola enclave angolana in territorio congolese. Da sempre chiedono l’indipendenza, ma il governo di Luanda non ha mai accettato. Anche perché i politici angolani sanno che i più ricchi pozzi petroliferi sono proprio nel territorio della piccola regione.

In Camerun, fin dall’indipendenza (1960), le popolazioni di lingua inglese si sono dimostrate insofferenti al governo di Yaoundé. I francofoni hanno sempre negato l’autonomia, tendendo a imporre l’insegnamento della lingua francese e gli istituti giuridici francesi anche nelle regioni da sempre legate al mondo anglosassone. Da alcuni mesi la tensione si è acuita. Per evitare tensioni, Yaoundé ha scollegato le regioni ribelli dalla rete Internet e ha fortemente represso ogni manifestazione. Fino a quando potrà durare questa situazione?

Anche la stabile e pacifica Tanzania ha la sua spina. Si chiama Zanzibar. Zanzibar e la parte continentale della Tanzania (allora Tanganica) si sono unite solo nel 1964, poco tempo dopo la rivoluzione di Zanzibar. In precedenza, l’isola era un soggetto politico distinto, prima un sultanato e poi un protettorato britannico e infine, brevemente, una monarchia costituzionale. Da allora non sono mai mancate le rivendicazioni di autonomia e di indipendenza. Finora però rientrate.

Questa breve e incompleta carrellata non può che non terminare con il Somaliland. A dire il vero lo Stato è indipendente dal 1991 cioè da quando, crollato il regime somalo di Siad Barre, ha separato i propri destini da quelli della Somalia meridionale. In realtà, la sua indipendenza non è mai stata riconosciuta a livello internazionale. Così, da 26 anni, la nazione, pur essendo stabile, pur avendo istituzioni democratiche, pur avendo propri confini definiti, vive in una sorta di limbo che la tiene lontana dalla comunità degli Stati africani.

 

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: