Una sola razza: umana

di Stefania Ragusa

In questo caso è stato il fotografo a migrare. Di continente in continente, paese in paese, per raccontare quanto possa esser diversa la fenomenologia dell’umanità e come questa differenza rappresenti una fonte di ricchezza e non di dispersione. Razza Umana infatti è un progetto itinerante firmato da Oliviero Toscani, che ha viaggiato per il mondo, passando dal Giappone al Guatemala, dal Belgio alla Thailandia alla Namibia, oltre ovviamente all’Italia dove è stato esposto in più di 100 comuni. E in questi giorni fa tappa a Senigallia. Si tratta di una ricerca che indaga la forma umana e si concentra sulle piccole imperfezioni che racchiudono l’essenza di tutti noi. Aiutato dal suo team, Toscani ha allestito in ogni tappa del suo percorso un vero e proprio studio fotografico per ritrarre la gente del luogo, la gente comune che rappresenta il campione di umanità che verrà poi messo in mostra, a confronto con gli scatti realizzati in altre parti del globo.

(scorri le immagini qui di seguito usando le frecce laterali)

Il risultato è un archivio multimediale di fotografie e video che racchiude l’essenza dell’umanità, un insieme di espressioni, caratteristiche fisiche, somatiche, sociali e culturali della popolazione, a discapito delle differenze. Come ha spiegato bene il critico Achille Bonito Oliva: «Razza Umana è frutto di un soggetto collettivo, lo studio di Oliviero Toscani inviato speciale nella realtà della omologazione e della globalizzazione. Con la sua ottica frontale ci consegna una infinita galleria di ritratti che confermano il ruolo dell’arte e della fotografia: rappresentare un valore che è quello della coesistenza delle differenze» La fotografia diventa così uno strumento di conoscenza profonda che permette, attraverso lo sguardo di ogni singola persona, di catturare la sua anima e le esperienze che ha vissuto: un modo per abbattere le disuguaglianze, superando differenze di genere, sociali, culturali.

 

Come afferma lo stesso Toscani: «Non c’è bisogno di fotografare la guerra per rappresentare il disastro che compie nella società. Basta guardare due occhi che ti fissano con terrore e capisci cosa è la guerra. […] Credo si possa fotografare l’anima attraverso lo sguardo degli esseri umani. L’anima nelle sue fattezze, grandezze, meschinità, bruttezze, e bellezze più estreme. La mia ricerca è fotografare facendomi guardare dritto negli occhi».

 

Fino al 2 febbraio 2020, al Palazzo del Duca | Palazzetto Baviera.
Info: circuitomuseale@comune.senigallia.an.it

 

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