Tunisia: ondata di arresti tra politici, media e magistrati

di claudia

Il vicepresidente del movimento Ennahdha, Noureddine Bhriri (nella foto), e l’avvocato e attivista politico, Lazhar Akremi, sono stati arrestati ieri in Tunisia. Secondo l’avvocato Samir Dilou, Noureddine Bhiri, è stato arrestato a seguito di una perquisizione della sua abitazione. Un anno fa Bhiri era già stato nel mirino della giustizia per concessione illegale di certificati di nazionalità e di passaporti, ma anche di presunto coinvolgimento in casi di terrorismo.

Questi arresti fanno parte di una repressione lanciata questo fine settimana dai servizi di sicurezza tunisini e durante la quale sono stati arrestati attivisti politici, ex magistrati e un influente uomo d’affari.

A finire in custodia cautelare è anche Noureddine Boutar, direttore generale dell’emittente Mosaique Fm, media che segue attentamente l’attualità politico-sociale nazionale, tra l’altro. L’avvocato di Boutar, Dalila Msaddek, ha precisato che non vi è alcun legame tra l’arresto di Noureddine Boutar e quelli relativi al caso di cospirazione contro la sicurezza dello Stato. In una dichiarazione odierna a Mosaique Fm, ha chiarito che l’interrogatorio presso la sede di El Gorgani si è concentrata sulla linea editoriale della radio, sulla gestione finanziaria e amministrativa dell’azienda.

Nel fine settimana sono stati inoltre arrestati Khayam Turki del partito Ettakatol – difeso dall’avvocato Lazhar Akremi – l’uomo d’affari Kamel Eltaief, Abdelhamid Jlassi, ex quadro di Ennahda.

A finire in manette sono anche due magistrati, Bechir Akremi, ex pubblico ministero, e Taieb Rached, ex primo presidente della Corte di Cassazione. Il primo è accusato di aver occultato prove nell’inchiesta sugli omicidi, nel 2013, di Chokri Belaid e Mohamed Brahmi, due leader della sinistra tunisina. Il secondo è accusato di corruzione.

L’opposizione accusa il presidente della Repubblica Kais Saied di stabilire un regime autoritario che sopprime le libertà e minaccia la democrazia in Tunisia. I suoi sostenitori ritengono invece che questa operazione di ‘pulizia’ sia giusta e necessaria per trasformare una classe politica corrotta e mossa solo dai propri interessi.

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