Senegal: l’islam liberale dei Layene

di Matteo Merletto

La confraternita dei Layene, diffusa nella regione di Dakar, è un prezioso modello di coesione e giustizia sociale. I suoi discepoli rispettano i precetti coranici e celebrano alcune festività cattoliche. Solidarietà, tolleranza e uguaglianza sono per loro principi irrinunciabili

Sotto il porticato della moschea di Yoff, nella periferia di Dakar, siedono oltre duecento devoti in tuniche bianche (simbolo di candore e purezza spirituale). Con preghiere e canti invocano Allah per ottenere la sua benevolenza. Si tratta della pratica devozionale dello zikr: un atto di fede corale e suggestivo.

Arriviamo accompagnati da Seydina, membro di Dahira Xadra-Bi, un’associazione religiosa caritatevole di Malika, un Comune suburbano della capitale Dakar, che presta servizio ai bisognosi. I volontari di Xadra offrono lavoro (noleggio di tensostrutture e impianti audio, vendita di bottiglie di acqua purificata) in occasione di eventi, celebrazioni di matrimoni e feste religiose. Coi proventi raccolti, l’associazione aiuta chi non ha un impiego a intraprendere un’attività propria, fornisce i mezzi basilari per la sussistenza alle persone in maggiore difficoltà, e permette ai più giovani e meritevoli di proseguire gli studi. Sono moltissime le associazioni di questo tipo attive in Senegal: suppliscono alle carenze del governo nella lotta al disagio sociale e contrastano il fenomeno migratorio che da molti anni spinge un’alta percentuale di popolazione ad abbandonare il Paese, spesso attraverso vie insicure e ignote.

L’importanza delle confraternite

L’intento di offrire possibilità di esistenza migliori ai senegalesi e la lotta contro la degenerazione dei costumi sono i cardini che animano il pensiero delle maggiori confraternite religiose. Tijaniyya e Muridiyya sono le principali; la congregazione dei Layene è la terza per numero di aderenti. Le confraternite coinvolgono quasi il 95 per cento della popolazione e sono gestite da una potente gerarchia di serigne (marabutti), cui fa capo una fitta schiera di fedeli. A livello sociale, e non solo religioso, rivestono un ruolo cruciale: favoriscono il dialogo tra le etnie, promuovono l’istruzione, lo sviluppo delle attività commerciali e una maggiore equità di diritti tra uomini e donne. Inoltre, impediscono agli estremismi di insinuarsi nel tessuto sociale (com’è accaduto in altri Paesi del Sahel).

Grazie a questa duplice funzione di mediazione e di controllo, le confraternite hanno reso il Senegal un affascinante esempio di integrazione, commistione e scambio tra religioni e pensieri differenti. Collocabili all’interno dell’islam sufi, le confraternite mescolano infatti principi diversi senza contrapporre la religione ai valori della democrazia ispirati dall’Occidente.

Principi egualitari

All’ombra della moschea, i fedeli rivolgono le loro preghiere ad Allah in un clima sereno e festoso che fa trasparire la coesione sociale della comunità: uomini, donne e bambini cantano e sorridono tenendosi per mano.

A un certo punto, cessa il sottofondo musicale e interviene, alzandosi in piedi, il professor Baytir Kâ, uno dei massimi esperti della confraternita Layene: i momenti di preghiera e le feste religiose si trasformano in occasioni di dibattito, confronto, dialogo, rendendo solida e stretta la relazione che tiene insieme i membri della confraternita. I principi attorno ai quali si strutturano il pensiero e le pratiche sono basilari e ben definiti: solidarietà, uguaglianza, tolleranza e purezza di spirito. Non vi sono differenze di classe o stato sociale: chi dispone di più risorse economiche elargisce donazioni in forma anonima alla confraternita, per aiutare i fratelli in difficoltà.

L’equità è un valore fondante e radicato. Le abitazioni hanno tutte la medesima altezza per ovviare alla tradizionale pratica secondo cui gli edifici più alti appartengono alle famiglie benestanti. Le vesti bianche impediscono che l’abito diventi simbolo di ricchezza.

Insoliti sincretismi

Yoff, Ndigala e Cambérène sono le tre principali città sante per i Layene, poiché vi hanno sede i più importanti luoghi di culto. A pochi chilometri da Dakar, sono dei veri e propri distretti a sé stanti, dove i principi religiosi dettano le normative da rispettare. Entrandovi, si percepisce immediatamente un’atmosfera diversa: silenzio e pace lungo le strade, donne con il capo coperto e uomini seduti in preghiera accanto alle abitazioni. Effigi colorate, in cui al volto dei primi Califfi si affianca quello di Cristo, tappezzano le mura scarne degli edifici e dei negozi. Ciò che caratterizza il culto dei Layene e che appunto pone la confraternita ai margini dell’islam tradizionale (religione iconoclasta), è il culto mistico che essi riservano al Creatore, l’integrazione dei principi consueti con il pensiero derivante dal messaggio di Seydina Limamou Laye – fondatore nel 1883 della congregazione – e l’intima fusione di intenti con alcuni cardini del pensiero cristiano. La commistione di razze e religioni che vi è nella penisola di Capo Verde, le influenze dei missionari cristiani e gli anni di colonizzazione francese hanno infatti profondamente aperto il pensiero della comunità, in particolare al cristianesimo.

Pure a Natale…

Seydina Limamou Laye si proclamò Mahdi: inviato di Dio per gli ultimi tempi; suo figlio, invece, “Gesù” (significato del suo nome arabo Issa) tornato in terra per la seconda volta. Così il Natale, la Pasqua e l’Assunzione di Maria si affiancano alle tradizionali ricorrenze islamiche generando un calendario fitto di celebrazioni e momenti di incontro e di scambio; i matrimoni misti sono frequentissimi e vengono celebrati senza alcuna remora.

Non vi sono rigidi dettami a determinare l’appartenenza. Coloro che desiderano entrare nella comunità, una volta seguito un percorso di formazione sono i benvenuti. La comunità layene è infatti – sebbene non sia semplice determinare il numero dei fedeli (le stime oscillano tra i cinquantamila e i trecentomila) – in continua crescita, soprattutto tra i giovani e non soltanto in territorio senegalese. In Italia vi è una forte presenza soprattutto in Toscana e Lombardia, dovuta al copioso flusso migratorio che fin dagli anni Ottanta lega Italia e Senegal. Sebbene, quindi, i principi di uguaglianza – in particolare la parità di diritti tra uomini e donne, già sostenuta dal Mahdi senegalese sul finire dell’Ottocento –, di solidarietà e tolleranza siano da inserire nel contesto specifico di appartenenza, e dunque soggetti a diverse interpretazioni e valutazioni, resta inconfutabile l’esempio di apertura e integrazione che la comunità dei Layene è in grado di offrire al mondo. Fondamentale è la funzione di collante sociale e mediazione svolta dalla confraternita, che contribuisce sensibilmente a fare del territorio senegalese un modello di collaborazione attiva e spontanea tra culture e religioni diverse.

(Chiara Sgreccia – foto di Alessandro Cinque)

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