Quattro film africani alla Mostra di Venezia

di Enrico Casale
mostra cinema venezia
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A dispetto del coronavirus, la 77° Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia quest’anno si terrà comunque dal 2 al 12 settembre. Sono particolarmente felice perché nella selezione ufficiale l’Africa è presente con quattro film nella sezione «Orizzonti». E vi do qualche anticipazione.

Sempre originalissima e audace, Kauter Ben Hania, regista tunisina pluripremiata nei più importanti festival internazionali, presenterà il suo The man who sold his skin (L’uomo che vendette la sua pelle), la storia di Sam Ali, un giovane siriano emotivo e impulsivo, fuggito in Libano per allontanarsi del suo Paese in guerra. Senza uno status legale, non è in grado però di ottenere un visto per recarsi in Europa, dove vive la sua amata Abeer. Mentre sopravvive servendo cocktail nelle gallerie d’arte di Beirut, incontra Jeffrey Godefroi, un noto artista americano, con il quale conclude uno strano accordo che cambierà per sempre la sua vita. L’artista infatti trasforma il ragazzo in un’opera d’arte tatuandogli un visto Schengen sulla schiena. Una produzione alla quale hanno cooperato Tunisia, Francia, Belgio, Germania, Svezia. Nel cui cast figura anche Monica Bellucci. Kauter, bravissima nell’evidenziare le contraddizioni della società in cui vive, ha partecipato al festival di Africa, Asia e America latina con il suo coraggiosissimo Le Challat de Tunis, ispirato ad una leggenda metropolitana: un maniaco che si aggirava per Tunisi tagliando le natiche delle donne con una lametta.

Philippe Lacôte della Costa d’Avorio, già noto per precedente lungometraggio Run selezionato a Un Certain Regard di Cannes nel 2014. presenterà La nuit des rois, supportato dal Torinofilmlab, primo film ivoriano in concorso negli ultimi vent’anni. Il film racconta di un giovane mandato a «La Maca», una prigione nel mezzo della foresta ivoriana governata dai suoi prigionieri. Con la luna rossa che sorge, il giovane è designato dal capo come il nuovo «Roman» e deve raccontare una storia agli altri prigionieri cercando di farla durare il più possibile. Un film che racconta come l’Africa, spiega lo stesso regista «sia forse l’ultimo teatro antico di oggi, in cui la tragedia e la posta in gioco si dispiegano in modo crudo, frontale e anche visivo».

Il regista marocchino Ismaël el Iraki porterà a Venezia la sua opera prima Zanka Contact, una storia di amore e rock n’roll ambientata a Casablanca, produzione Francia, Belgio, Marocco. Un ex rocker che ha perduto la voce si innamora di una prostituta dalla voce d’oro. Lui le scrive canzoni che raccontano la sua vita notturna per le strade di Casablanca popolate da un microcosmo di ladri, pusher e malfattori. Quando la protagonista respinge un cliente aggressivo, potente e crudele, i due amanti fuggono verso il Sud sperando in un avvenire di libertà.

E, sempre dal Maghreb, Meriem Mesraoua, giovane regista algerina, presenta À fleur de peau, un corto di 15 minuti, la storia di una ragazza che tenta di ridefinire il suo rapporto con gli altri e con se stessa. Tematiche molto diverse e stimolanti, registi affermati o esordienti, appuntamento con l’Africa a Venezia.

(Annamaria Gallone)

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