Nigeria, il business dei rapimenti

di Stefania Ragusa
Tempo di lettura stimato: 5 minuti

Dopo il rapimento al College of Sciences di Kagara, circa due settimane fa, sui social hanno circolato alcuni video in cui, nonostante la concitazione, era possibile udire frasi che sembravano inneggiare alla jihad. L’analista del Ce.si Marco Di Liddo, che aveva visionato i video, ci aveva detto in quell’occasione che il quadro appariva piuttosto ambiguo: «Siamo in una zona in cui Boko Haram e le altre formazioni terroriste non si sono ancora spinte, però le modalità di comunicazione non sembrano essere quelle della criminalità comune». I confini tra terroristi e bande criminali possono essere in realtà molto più sfumati di quanto spesso si creda, ci aveva anche ricordato Di Liddo. Gli studenti di Kagara, rapiti insieme con alcuni insegnanti e famgiliari di questi ultimi, sono stati rilasciati nel fine settimana, ufficialmente senza che sia stato pagato alcun riscatto, ma è molto probabile che alla liberazione si sia arrivati dopo avere pattuito uno scambio di prigionieri.

Venerdì scorso, nello stato di Zamfara, da una scuola femminile, 317 ragazze adolescenti sono state prelevate e (pare) portate nella foresta da uomini armati. Anche in questo caso non è chiara la regia del rapimento. Sono uscite delle indiscrezioni in rete, si è parlato di un imminente rilascio delle ragazze. Mentre scriviamo non abbiamo in realtà elementi per distanziarci dalla versione ufficiale: ossia che le ragazze sono ancora in mano ai loro rapitori e che tanto il Governo Federale quanto quello statale asseriscono che nessun riscatto verrà pagato.

Tre mesi fa a essere rapiti erano stati 334 ragazzi. Cornice, in qul caso, la Scuola Secondaria di Scienze Governative di Kankara, nello stato di Katsina, assaltata per più di un’ora da una banda armata in motocicletta. Anche in quel caso, che ha poi avuto un esito felice ovvero la liberazione degli studenti, era stata negata la mano diretta di Boko Haram (che pure aveva rivendicato l’azione). Il ministro dell’Informazione Lai Mohammed ha aveva attribuito il rapimento a generici banditi. Funzionari degli stati di Katsina e Zamfara avevano successivamente affermato che il rapimento era opera di bande criminali, costituite principalmente da ex pastori Fulani.

Nel passato i rapimenti di massa di studenti erano il segno distintivo dei gruppi jihadisti che operano a centinaia di chilometri di distanza nel nord-est del paese. Il più emblematico è stato quello di Chibok nel 2014, quando Boko Haram rapì 276 ragazze delle scuole superiori provocando emozioni in tutto il mondo. Adesso, come dimostrano i casi riportati – che non tengono conto degli assalti sventati alle scuole – qualcosa è cambiato. Gli autori degli ultimi rapimenti sembrano agire principalmente a scopo di lucro, e apparentemente non per ragioni ideologiche. Alcuni di loro però hanno stretto legami con gruppi jihadisti nel nord-est. Secondo alcuni ricercatori, per esempio Yan Saint-Pierre, che dirige il centro di analisi sulla sicurezza Modern Security Consulting Group e che è stato intervistato da Le Point, a trasformare i rapimenti nelle scuole in un business redditizio sarebbe stata la modalità con cui le autorità nigeriane hanno risposto proprio al rapimento di Kankara: negando a parole qualsiasi concessione economica, aprendosi al contempo a trattative multiple. «Non importa quello che dice il governo, ci sono riscatti che vengono pagati e questi rapimenti sono diventati redditizi», ha dichiarato Saint-Pierre a le Point.

Le operazioni militari per liberare centinaia di bambini sono troppo rischiose e il governo vuole fare di tutto per evitare un nuovo Chibok. In questo “di tutto” ci stanno anche le mediazioni affidate a figure influenti dal punto di vista religioso, come Sheik Ahmad Gummi, che già poche ore dopo il rapimento di Kagara avrebbe avuto i primi contatti con i rapitori nella foresta. Tra le opzioni che il governo sta prendendo in considerazione ce n’è anche una particolarmente controversa ed è l’amnistia per i banditi che dovessero pentirsi. All’inizio di febbraio, infatti, il responsabile del rapimento di Kankara, Awwalun Daudawa, si è arreso alle autorità in cambio di un accordo di amnistia, nel corso di una cerimonia pubblica alla quale erano stati invitati i giornalisti.  Un esempio come questo può senz’altro incoraggiare bande e gruppi criminali a commettere tali crimini, perché c’è una totale assenza di sanzioni, osserva Idayat Hassan, direttore del Center for Democracy and Development, con sede ad Abuja. Sicuramente, come già ci aveva fatto notare Di Liddo, di fronte all’emergenza sicurezza che sempre più sta travolgendo la Nigeria fino a rappresentare una criticità strutturale, non si può sperare in una soluzione vera se non si risale alle cause multiple del problema. Sanzioni e risposta securitaria da sole, ammesso che il governo decidesse di rigiocare queste carte, non risolvono ma spostano solo di pochi metri o istanti le questioni.

Non si sa con esattezza tra l’altro neanche quanti siano questi gruppi criminali e in che rapporto stiano tra di loro. «Non possiamo sapere esattamente quanti sono», ha detto all’Afp Nnamdi Obasi, analista nigeriano dell’International Crisis Group (Icg). “Si dividono, si raggruppano, formano alleanze al loro interno … E solo nello stato di Zamfara si stima che ci siano circa 40 campi», dove vivono e si nascondono, prosegue l’esperto.

La settimana scorsa, in un’audizione pubblica organizzata dalla commissione per i diritti umani del parlamento dell’Ue, Chidi Odinkalu, senior team manager presso l’Africa Programme della Open Society Foundation ed ex presidente della Commissione nazionale per i diritti umani del Consiglio direttivo della Nigeria, ha richiamato l’attenzione sull’emergenza violenza e su come nel suo Paese sembrino essere saltate anche le più elementari distinzioni di diritto. In Nigeria, ha affermato Odinkalu, l’impunità ha raggiunto uno status di politica statale perché, nelle sue parole, «lo Stato ora esplicitamente o implicitamente concede in franchising o condona gran parte delle atrocità». Citando i dati del Rapporto sulle atrocità di massa diffuso nei giorni scorsi, Odinkalu ha detto che con 4556 cittadini uccisi nell’impunità della violenza e 1.525 già nelle prime sei settimane del 2021, sarebbe tempo che l’Unione europea «esercitasse le sue leve per ritenere i governanti della Nigeria responsabili dell’abdicazione sulla protezione della loro gente, in modo che possano aggiustare il loro paese».

Venerdì il presidente del Senato Ahmad Lawan ha condannato il rapimento delle adolescenti a Zamfara e ha esortato il governo a fare di tutto «per rendere sicure le scuole ora viste come facili bersagli da questi criminali».  C’è infine un altro lato del problema a cui bisogna prestare attenzione. Questi rapimenti favoriscono l’abbandono scolastico dei bambini, e in particolare delle ragazze, in una regione in cui è già di per se basso il numero di bambini che accede effettivamente all’educazione. Questi attacchi scoraggiano ulteriormente alcuni genitori che spesso sacrificano i propri risparmi per l’istruzione dei figli e danno a altri una nuova ragione per portare via i bambini e specialmente le bambine dalla scuola.

(Stefania Ragusa)

Condividi

Altre letture correlate: