Migranti, uno su 40 non ce la fa

di Enrico Casale
migranti morti in mare
Tempo di lettura stimato: 2 minuti

Per i migranti è sempre più rischioso arrivare in Europa. E per i minori il viaggio è ancora più pericoloso. A denunciarlo sono il Rapporto dell’Acnur (Alto commissariato Onu per i rifugiati) e quello dell’Unicef (agenzia Onu che si occupa della tutela dell’infanzia) resi pubblici ieri.

I dati forniti dall’Acnur mettono in risalto come le maggiori restrizioni introdotte nel 2016 alle frontiere europee abbiano aumentato i rischi che corrono i migranti e, di conseguenza, abbiamo provocato un aumento del numero di morti. Sotto i riflettori l’accordo tra Ue e Turchia, che ha diminuito gli arrivi in Grecia dal Mediterraneo centrale, ma anche le politiche di respingimenti messe in atto da Bulgaria, Croazia, Grecia, Ungheria, Serbia, Spagna e Macedonia. Queste restrizioni, oltre ai respingimenti, hanno portato con loro casi di violenze e abusi.

La chiusura della rotta dei Balcani ha fatto sì che i migranti tentassero la sorte attraverso la rotta del Mediterraneo. Ma, denuncia Acnur, il viaggio per l’Italia è estremamente pericoloso, il numero di morti avvenute nel Mediterraneo nel 2016 è il più alto mai registrato. Dei 5.022 rifugiati e migranti morti o dispersi in mare nel 2016, il 90 per cento era lungo la rotta via mare per l’Italia, con una media di una persona ogni 40 che hanno intrapreso la traversata.

In questo contesto, particolarmente difficili sono le condizioni dei minori. Nel rapporto «Un viaggio mortale per i bambini», l’Unicef ha lancia un’allerta sulla situazione dei minori non accompagnati che dall’Africa arrivano in Europa lungo la rotta del Mediterraneo centrale: abusati, vittime di violenze di ogni genere, sono la categoria più a rischio. Per questo la coordinatrice speciale per la crisi dei migranti e profughi in Europa Afshan Khan, chiede «misure stringenti per proteggere i bambini migranti e un sistema di passaggi sicuri».

migranti nel sinaiIn particolare l’Unicef mette in guardia sulle condizioni nei centri di detenzione in Libia, 34 in tutto quelli identificati, 24 gestiti dal governo e 10 dalle milizie. Le condizioni dei centri governativi sono terribili. Sono luoghi violenti, dove mancano cibo, abiti, coperte, e i migranti, compresi i minori, sono trattenuti a gruppi di 20 in celle di due metri quadri. Ancora peggiore è la situazione nei campi gestiti dalle milizie, a questi Unicef non ha accesso ma sulla base di relazioni di altre agenzie o missioni dell’Onu vengono definiti «buchi infernali».

Nella relazione si ricorda che dei 181.436 migranti e profughi arrivati in Italia nel 2016, 28.223, ovvero il 16% circa, sono minori, e 9 su 10 di questi sono arrivati sulle coste italiane non accompagnati. Inoltre, dei 5.022 migranti morti durante la traversata del Mediterraneo, si ritiene che 700 fossero minori.

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