Swaziland, Maswati III ha una nuova moglie. La quattordicesima

di Enrico Casale
mswati III
Tempo di lettura stimato: 2 minuti

di Marco Simoncelli

Mswati III ha scelto una nuova moglie. Il sovrano dello Swaziland, l’ultima monarchia assoluta d’Africa nonché una delle ultime esistenti al mondo, si sposerà per la quattordicesima volta da quando venne incoronato nel 1986 appena diciottenne. La futura sposa è Siphelele Mashwama, giovane figlia diciannovenne dell’attuale ministra delle Risorse naturali e dell’Energia, Jabulile Mashwama.
 La decisione è stata ufficializzata tre giorni fa, ma da settimane si erano accese speculazioni e congetture.

Questo perché a inizio mese, durante i giorni dell’Umhlanga, la tradizionale cerimonia in cui tutte le giovani vergini swazi (in media più di 40mila) sono invitate a danzare in abiti tradizionali di fronte ai regnanti per celebrare la regina madre, la giovane Siphelele aveva danzato assieme alle principesse del regno indossando la corona di piume reale pur non facendo parte della famiglia.

Secondo la tradizione swazi dopo l’Umhlanga, conosciuto anche con il nome di Reed dance (“Danza delle canne”), il sovrano ha la possibilità di individuare una nuova moglie. Il matrimonio poligamico fa parte della cultura del regno swazi che anticamente si basava su famiglie a struttura patriarcale. Mswati III, con già 13 mogli e 30 figli a carico, non prendeva moglie da tre anni, mentre suo padre Sobhuza II era solito scegliere e ne aveva ben 70 con 210 eredi.

Siphelele, laureata alla Waterford Kamhlaba World University College dello Swaziland, dovrà dunque abbandonare I suoi studi per dedicarsi alla vita reale, infatti negli ultimi giorni si è unita alla delegazione swazi che ha accompagnato il sovrano a New York per presenziare l’Assemblea generale delle Nazioni Unite.

Tralasciando il banale gossip reale in stile british, quest’annuncio torna ad alimentare le critiche contro lo stile di vita, i privilegi e il costoso mantenimento della sempre più numerosa famiglia reale swazi in una nazione dove il gap tra ricchi e poveri è enorme. Secondo gli ultimi dati disponibili la povertà media nel regno è del 63% ed è concentrata nelle zone rurali. Eppure la famiglia di Mswati III, i Dlamini, abita in ville di lusso e vive una vita fatta di feste stravaganti e viaggi a Dubai. Per non parlare dell’élite politica legata alla monarchia, che si arricchirebbe con affari illeciti legati alle terre ed è stata più volte coinvolta in casi di corruzione e accusata di inefficienza e nepotismo.

I giudizi negativi arrivano soprattutto dall’esterno, perché all’interno del reame l’opinione pubblica resta molto legata alle tradizioni e appoggia incondizionatamente il re e il sistema monarchico che non viene messo in discussione (almeno in superficie). Secondo i detrattori, principalmente l’Occidente e le organizzazioni per la difesa dei diritti umani, la monarchia swazi reprimerebbe il dissenso politico e i diritti dei suoi cittadini, e l’indipendenza del potere giudiziario sarebbe seriamente compromessa. I partiti politici sono sciolti e vietati dal 1973 e alcune leggi in vigore censurerebbero ogni forma di critica violando il diritto di manifestazione del pensiero e di associazione.

L’ultimo regno assoluto d’Africa è una nazione composta da un milione e 200 mila persone, che abitano un territorio incastonato tra Sudafrica e Mozambico, senza sbocchi sul mare e della stessa estensione della regione Lazio. Ha ottenuto l’indipendenza nel 1968 dalla Gran Bretagna di cui è stato un protettorato sin dal 1903. Lo scorso hanno lo Swaziland è stato colpito da una grave siccità causata dal fenomeno climatico El Nino che ha causato insicurezza alimentare per 350 mila swazi e una grave arresto nella crescita economica del regno con il Pil che dal +4,6% del 2013 è andato in contrazione registrando un -0,6%.

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