Lo storico trionfo delle stelle del basket sud sudanesi

di claudia

Notte di festeggiamenti a Juba. Un insolito clima di gioia ed entusiasmo alle stelle ha attraversato la capitale del Sud Sudan. Il motivo è il trionfo di ieri della giovanissima squadra di basket del Paese che ha battuto un colosso come la Cina ai mondiali in corso tra Filippine, Giappone e Indonesia. Un risultato affatto scontato per il giovane stato nato solo nel 2011 e considerato tra i più poveri al mondo, dilaniato da una sanguinosa guerra civile tra il 2013 al febbraio 2020.

Lo sport ogni tanto riesce a regalare delle emozioni memorabili e i motivi non sono solo legati ai risultati, ma alle storie che ci sono dietro. Ne è la prova il trionfo di ieri sera della nazionale di basket sud sudanese, per la prima volta ai mondiali, che è riuscita nell’ardua impresa di sconfiggere un colosso come la Cina.

In un Paese estremamente povero, con uno sviluppo umano tra i più bassi (il 94 per cento della popolazione vive nei villaggi), l’impresa della più giovane nazionale di basket al mondo non può che essere definita storica. 89-69 il punteggio finale che ha fatto esplodere di gioia e commozione i tifosi presenti e lontani.

In Sud Sudan, stato giovane e per lo più dimenticato, poter giocare a basket a livelli agonistici non è scontato. E’ la prima volta che il Sud Sudan partecipa a una competizione di basket così importante. Le difficoltà partono dal fatto che nel Paese non ci sono nemmeno i palasport e i giocatori professionisti sono costretti a spostarsi per poter giocare. Dal 2013 al 2020 nessun titolare della squadra ha inoltre potuto vivere nel Paese a causa della guerra civile.

Aldilà di tutto, queste giovani stelle del basket hanno trionfato, nonostante sia arrivato con il ranking più basso – assieme a Capoverde – fra le 32 squadre ad aver iniziato il torneo. Tra i campioni spicca Luol Deng ex stella dell’NBA, tra Chicago, Cleveland, Miami, Lakers e Minnesota, presidente della Federazione Pallacanestro, ha il merito di aver reclutato tutti i giocatori, dando inizio al sogno e al riscatto di questi giovani. Da citare anche il talento della guardia dei Chicago Bulls Carlik Jones, nato negli Stati Uniti, ma con passaporto sud sudanese.

C’è un’altra storia nel mondo dello sport che lega questo Paese estremamente povero con l’Italia. Alle redini della nazionale di calcio sudsudanese dal 2021 troviamo l’allenatore di origini veneziane Stefano Cusin, che ha fatto una scelta di cuore decidendo di scommettere su questa giovane squadra in un Paese in cerca di riscatto, non solo sportivo. Lo sport è un modo per offrire un futuro ai giovani in Sud Sudan e questa è una delle ragioni che hanno mosso Cusin, come ha spiegato l’allenatore in un’intervista a footballandlife.it.

Condividi

Altre letture correlate: