Lo spyware israeliano che piace ai governi africani

di Stefania Ragusa

Facciamo un passo indietro di qualche settimana. Torniamo a quando, in Nigeria è esplosa la protesta contro SARS. Ricordate la puntualità implacabile con cui le forze di governo riuscivano a inflitrarsi tra i manifestanti e a prevenire parte delle loro azioni? Ricordate le polemiche che hanno investito alcuni leader accusati di favorire con il loro protagonismo la fuga di notizie? È probabile che questi leader avessero ragione a protestare la propria innocenza. Dietro l’onnipervasività del Grande Fratello a quanto pare c’era dell’altro. Precisamente un’accurata tecnologia controllo delle telecomunicazioni, un sistema di spionaggio messo a punto da un gruppo israeliano. A renderlo noto, il rapporto Running in Circles pubblicato dal Citizen Lab dell’Università di Toronto, sette giorni fa.

Circles è una società affiliata al gruppo NSO di Tel Aviv, divenuto noto a livello mondiale per lo scandalo legato allo spyware Pegasus. Circles ha messo a punto una piattaforma in grado di identificare e intercettare un telefono in pochi secondi e in qualsiasi parte del mondo, a partire semplicemente dal numero, e l’ha venduta ad (almeno) 25 nazioni del mondo. La Nigeria è una di queste. In Africa però, secondo il rapporto citato, ce ne sarebbero altri sei: Botswana, Guinea Equatoriale, Kenya, Marocco, Zambia e Zimbabwe.

In tutti questi paesi sarebbero state sfruttate le falle presenti nei sistemi di telecomunicazione, e in particolare nelle situazioni di traffico in roaming, per accedere a chiamate telefoniche, SMS e servizi di localizzazione e, in buona sostanza, spiare tanto dissidenti dichiarati quanto comuni cittadini. Bill Marczack, uno dei ricercatori che ha lavorato all’indagine, rileva assai opportunamente che un sistema come questo, in contesti caratterizzati da carenze nello stato di diritto e nel rispetto  deii diritti umani, può rivelarsi incredibilmente pericoloso e mettere a rischio tanto i singoli quanto le democrazie.

L’indagine del Citizen Lab – rispetto alla quale Circles non ha rilasciato fino ad ora nessun commento –  si è basata su fonti interne e intelligence open source,  oltre che su analisi tecniche. «Un’indagine del 2016 del quotidiano nigeriano Premium Times», si legge nel rapporto, «ha riferito che due governatori statali in Nigeria hanno acquisito i sistemi Circles e li hanno utilizzati per spiare gli oppositori politici. In un caso, il sistema è stato installato presso la residenza di un governatore». Un recente rapporto di Front Line Defenders, inoltre, ha concluso che il governo della Nigeria “ha condotto una sorveglianza di massa delle telecomunicazioni dei cittadini”. Il Comitato per la protezione dei giornalisti (CPJ) ha anche segnalato diversi casi in cui Abuja ha abusato della sorveglianza telefonica.

Anche in Botswana sono stati identificati due sistemi: uno senza nome, l’altro riconducibile al Directorate of Intelligence and Security Service dello stato. In questo caso le apparecchiature di sorveglianza sarebbero servite «cancellare le segnalazioni e la consapevolezza pubblica della corruzione del governo e … a compromettere la privacy delle relazioni tra fonti e giornalisti».

Due sistemi sarebbero presenti anche in Gunea Equatoriale e in Kenya, mentre in Zambia e Marocco ce ne sarebbero due. A proposito del Marocco, nel rapporto si legge che: «è stato collegato a molteplici casi di abuso di sorveglianza negli ultimi dieci anni, che vanno dal prendere di mira organizzazioni per i diritti umani con lo spyware di Hacking Team a una serie di casi più recenti in cui lo spyware Pegasus di NSO Group è stato utilizzato per colpire la società civile in Marocco e all’estero» .

In Zimbabwe, infine, sarebbero presenti tre sistemi, due riconducibili al governo e uno anonimo.

(Stefania Ragusa)

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