La mostra negata. Talking Hands scrive una lettera aperta

di Stefania Ragusa

Talking Hands – Con le mani mi racconto risponde in una lettera aperta al diniego opposto dalla Prefettura di Treviso alla richiesta di partecipare al vernissage della mostra Design Collisions (Cascina Cuccagna 5-7 aprile 2019, Milano) da parte di due degli autori delle opere esposte.

«I due ragazzi a cui è stato negato di partecipare all’inaugurazione della mostra Design Collisions sono ospitati da ormai 3 anni presso l’Ex Caserma Serena, Centro di Accoglienza Straordinaria che accoglie ormai da diversi anni un numero estremamente consistente di richiedenti asilo che, in alcuni periodi, ha sfiorato le 1000 unità.

Come noto, i CAS sono strutture straordinarie di accoglienza apprestate dal Prefetto ed introdotte dal D.Lgs. 142/2015 (cosiddetto Decreto Procedure) per sopperire alle mancanze di posti disponibili nell’ordinario sistema di accoglienza SPRAR (ora abolito dal Decreto Salvini e destinato unicamente ai titolari di protezione internazionale e ai minori stranieri non accompagnati).

Pur trattandosi di misure temporanee che dovrebbero servire per ospitare i richiedenti asilo in attesa del loro trasferimento all’interno delle strutture gestite nell’ambito del progetto SPRAR, la carenza di strutture di tale ultimo tipo ha fatto sì che, negli anni, i CAS divenissero una modalità ordinaria e strutturale di accoglienza che, di fatto, sostituisce lo SPRAR.

Gli enti gestori dei CAS partecipano a bandi di gara di volta in volta emanati dalla Prefettura e, per poter essere selezionati, devono inserire nel loro programma di gestione tutta una serie di standard di accoglienza che tendono a equipararli (purtroppo a volte solo sulla carta) a quelli del sistema SPRAR (assistenza e supporto psicologico e psichiatrico, tutela legale, apprendimento della lingua e delle regole di civile convivenza, formazione professionale e avviamento al lavoro, ecc.).

Rispetto alla gestione dei CAS, le indicazioni ministeriali sono state sempre finalizzate a un’omologazione dei servizi resi dagli stessi rispetto a quelli dello SPRAR, proprio per favorire il progressivo passaggio all’interno del sistema ordinario di protezione (si pensi alla direttiva del Ministro dell’Interno del 11.10.2016 o alla circolare del 4.08.2017).

In ogni caso, anche le indicazioni ministeriali di cui sopra sconsigliavano il concentramento dei richiedenti asilo in grossi centri e tendevano ad incentivare l’accoglienza diffusa e capillare sul territorio quale miglior forma di inclusione sociale.
L’ex Caserma Serena, purtroppo contraddistintasi negli anni anche per episodi di sommosse e di disordini al proprio interno, sconta il prezzo dei grandi numeri e della difficoltà di garantire ai propri ospiti condizioni di accoglienza che ne consentano e favoriscano l’integrazione sul territorio.

Proprio per l’insufficienza di quanto offerto dal CAS che li ospita, ai fini di quell’obiettivo di inclusione sociale che passa attraverso la formazione ed il lavoro cui sopra si è fatta menzione, i due ragazzi Lamin Tourray e Sanryo Cissey hanno aderito al progetto Talking Hands, che nato nel 2016, incoraggia i partecipanti a usare l’attività progettuale e manuale come forma di narrazione delle proprie biografie, dei luoghi di provenienza, dei viaggi compiuti e dei propri sogni.

Nel corso degli ultimi due anni, Talking Hands si è anche rivelato un importante strumento d’inclusione sociale. Qui non solo si apprendono nuove abilità e mestieri che potranno servire in futuro, ma si danno occasioni di lavoro con designer riconosciuti, si producono oggetti e si partecipa a iniziative di solidarietà dentro una rete di soggetti associativi e gruppi informali.

Nell’ambito della loro partecipazione al progetto espositivo per “Design Collisions”, mostra a cura di Laura Traldi (curatrice e giornalista di D-Repubblica) presso la Cascina Cuccagna di Milano, i due ragazzi si sono visti negare dalla Prefettura di Treviso l’autorizzazione all’allontanamento dalla struttura di accoglienza per le giornate comprese tra venerdì 5 e domenica 8 aprile, pur avendo presentato tempestiva e documentata richiesta, e poi anche per la sola notte del 5 aprile, come richiesto in una seconda domanda per consentire di partecipare almeno all’anteprima della mostra riservata alla stampa specializzata.

La partecipazione a tale evento evidentemente avrebbe costituito (come ha costituito per coloro che hanno avuto la possibilità di recarvisi) una grande opportunità di formazione e di crescita professionale, anche per il risalto mediatico che è stato dato al progetto stesso e alle opere realizzate, tra gli altri, anche dai due ragazzi in questione, e che s’è guadagnata un post e un “great” nientemeno che da Alice Rawsthorn, «critica del design e firma del New York Times, un faro per chi nella cultura del progetto vede un driver potente dei cambiamenti sociali e non soltanto la disciplina del prodotto, degli interni, dei servizi».

Peraltro, la stessa Prefettura che ha negato l’autorizzazione per la partecipazione a tale evento è la medesima che, lo scorso anno, ha autorizzato tre ragazzi a recarsi a Bologna per partecipare al festival Atlas of Transition, iniziativa che si è svolta nel quadro dell’omonimo progetto europeo e che ha visto la collaborazione di 7 Paesi con il comune obiettivo di sperimentare, attraverso pratiche artistiche, nuovi linguaggi e spazi, simbolici e fisici, che includano migranti e rifugiati.

Sempre nel 2018, altri tre ospiti del CAS “ex Caserma Serena” sono stati autorizzati a partecipare all’iniziativa organizzata in occasione sempre del Salone del Mobile, dal 16 al 22 aprile 2018, durante il quale si svolse la Desire Week a Macao. Per 7 giorni la palazzina di via Molise si trasformò in un grande laboratorio dove si imparava a lavorare con il legno.

Spiace dover constatare che l’impedire ai due ragazzi di partecipare a un evento così importante quale quello milanese di cui sopra si è fatta menzione va contro la finalità di inclusione sociale cui dovrebbe tendere l’accoglienza del richiedente asilo nei CAS così come negli ormai ex SPRAR.

Spiace ancor più se si considera che il progetto del quale fan parte i due ragazzi da ormai diversi anni (e del quale, pertanto, la Prefettura è bene a conoscenza) non è tra le attività “imposte” dal Centro di Accoglienza (come possono essere la scuola di lingua o i lavori di pubblica utilità) ma costituisce una precisa scelta svolta in autonomia dai ragazzi e che richiede loro un impegno quotidiano che certamente avrebbe meritato ben altro riconoscimento.

A quanto sopra si aggiunga che precludere ai richiedenti asilo la partecipazione ad eventi di tale tipo (laddove comportino il pernottamento fuori città, peraltro, in un posto specificamente individuato, con soggetti identificati e gravitanti intorno al progetto stesso) comporta anche la compromissione di occasioni di lavoro: uno dei ragazzi a cui è stato negato di partecipare all’inaugurazione, infatti, era tra coloro che avrebbero dovuto raccontare l’iter progettuale dell’opera in mostra all’incontro programmato per venerdì 5 aprile e riservato alla stampa specializzata e agli stakeholder.

Il suo possibile coinvolgimento in altri contesti avrebbe certamente avuto una notevole rilevanza anche ai fini del riconoscimento di una qualche forma di protezione (entrambi i ragazzi in questione, avendo avanzato domanda di protezione internazionale in data antecedente al Decreto Salvini, possono ancora usufruire della protezione umanitaria)».

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