Treviso, niente mostra per i rifugiati

di Stefania Ragusa

Di Talking Hands e del suo progetto di integrazione ad alto tasso di creatività aveva parlato su queste pagine il suo ideatore, Fabrizio Urettini, un paio di mesi fa, e noi avevamo messo in conto di tornare a occuparcene in questi giorni. Il gruppo di lavoro che fa capo al progetto era atteso a Milano, infatti, per presentare  al Fuori Salone, in occasione della Settimana del Design, una linea di sedute (stupende) realizzate in wax e metallo, all’interno della mostra Design Collisions. Le poltrone arriveranno. I ragazzi che le hanno realizzate invece no. Per due di loro, ospiti del Centro di Accoglienza Straordinario (Cas) che ha sede nella ex Caserma Serena, il  prefetto di Treviso non ha autorizzato la trasferta a Milano. Ed è questa oggi la notizia nella notizia.

Il regolamento del Cas trevigiano stabilisce effettivamente che gli ospiti debbano rientrare all’interno della struttura ogni sera alle 20. Ma si tratta di una disposizione interna, che altri centri non hanno adottato e che ammette delle deroghe. Facendo riferimento a tutto ciò, e anche al fatto che i due giovani – nei tre anni trascorsi all’ex Caserma Serena – hanno sempre avuto un comportamento impeccabile e  mai chiesto permessi, la richiesta di autorizzazione era stata inoltrata a tempo debito e senza particolari preoccupazioni. Sbagliato. Il diniego infatti è arrivato, accompagnato da… nessuna motivazione.

A Talking Hands sono rimasti malissimo. In primo luogo i due giovani, che hanno avuto un ruolo determinante nella costruzione e nella realizzazione del progetto e che si erano preparati per raccontarlo. Il disappunto però è stato grande anche tra gli altri attori coinvolti. «Dal giorno in cui siamo stati invitati a partecipare a Design Collisions, è stato un flusso continuo di idee e ipotesi progettuali che, oltre al gruppo di lavoro interno all’atelier, ha visto il coinvolgimento di un team di professionisti dello Studio Zanellato Bortotto e del Lanificio Paoletti», spiega Urettini. «Con grande entusiasmo e partecipazione il gruppo di lavoro si era gettato anima e corpo in questo nuovo e ambizioso progetto che mette insieme le due principali anime dell’opificio Talking Hands: sartoria e  product design. La notizia è stata per noi una vera doccia fredda».

Il contraccolpo si è avvertito però anche a Milano. Come fa notare Laura Traldi, curatrice della mostra: «La mancata possibilità di avere i due autori dell’opera presenti per i tour guidati darà un pessimo segnale sul nostro Paese. In un contesto in cui raccontiamo il ruolo della creatività e del fare insieme per affrontare con serenità le grandi tematiche dell’oggi – tra cui il rapporto tra italiani e popolazioni immigrate – sarà terribile avere un oggetto solitario, senza autore presente a raccontarlo».

Design Collisions in ogni caso apre i battenti oggi pomeriggio alla Cascina Cuccagna.

(Stefania Ragusa)

 

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