In Sudafrica è caccia all’uomo tra i lavoratori migranti

di Tommaso Meo
somali in sudafrica

Alcuni lavoratori migranti nel nord-est del Sudafrica hanno raccontato a Reuters di essere stati costretti a fuggire dagli insediamenti informali in cui vivevano e rifugiarsi in boschi, grotte e zone remote di montagna, per mettersi in salvo da folle inferocite.

L’agenzia stampa internazionale racconta la storia del mozambicano Lado Amido, che viveva a Kleinmond, è fuggito e ha trascorso due notti in montagna, rifugiandosi infine nel municipio di una cittadina nella provincia del Capo orientale, come altri immigrati provenienti dal Malawi e dal Mozambico costretti a nascondersi dalle folle anti-immigrati in diverse città costiere. Grant Cohen, consigliere di circoscrizione di Kleinmond, ha dichiarato ai media sudafricani che le autorità per l’immigrazione hanno visitato la città nelle scorse settimane per controllare ristoranti e altre attività commerciali alla ricerca di lavoratori privi di documenti.

Michael Markson, un trentunenne del Malawi, ha raccontato di aver trascorso una notte dormendo in montagna dopo essere fuggito sabato dall’insediamento informale di Kleinmond in cui aveva vissuto per circa un anno.

Dai loro racconti, emerge una situazione di vera e propria caccia all’uomo: gli avvertimenti, le minacce, la fuga. Le folle inferocite che organizzano ronde notturne nelle baraccopoli e negli insediamenti informali, decine di persone armate di bastoni e coltelli che pattugliano in gruppo le strade dando la caccia all’immigrato. Nelle ultime settimane, in Sudafrica si sono intensificate le proteste contro gli stranieri senza documenti, violenze che hanno convinto diversi Paesi africani, tra cui Ghana, Nigeria e Mozambico, a rimpatriare centinaia di cittadini: non è la prima volta che si assiste a eventi di questo genere e a un’odio così viscerale verso i lavoratori migranti, essendo il Sudafrica l’economia più industrializzata del continente.

Da tempo il Paese è una meta ambita per lavoratori africani, sia regolari che irregolari, che però vengono accusati da alcuni gruppi estremisti di criminalità e di sottrarre posti di lavoro alla popolazione locale: nel ricostruire quanto sta accadendo in questa nuova ondata di violenze anti-immigrati, l’emittente nazionale Sabc ha riferito che le tensioni sono esplose a Mossel Bay a causa di accuse secondo cui alcune imprese edili impiegavano migranti senza documenti. Secondo i media locali, tutto è iniziato quando 55 baracche sono state date alle fiamme. Dopo che un’organizzazione di cittadini ha chiesto che i cittadini stranieri senza documenti lasciassero il Sudafrica entro il 30 giugno, sono giunte segnalazioni di gruppi di vigilantes che controllano i documenti degli stranieri e costringono alla chiusura le piccole imprese gestite da non sudafricani. L’azione non ha alcun sostegno ufficiale ed è stata criticata dalle autorità.

Gli attacchi xenofobi sono un problema ricorrente in Sudafrica, dove gli immigrati vengono spesso incolpati di problemi economici come l’elevata disoccupazione e la criminalità: nonostante l’assenza di prove a sostegno di tali teorie del complotto, i politici di quasi tutti i partiti tendono a darle credito nel tentativo di ottenere voti populisti in vista delle elezioni, come ad esempio le elezioni locali che ci saranno a fine 2026. «Mentre lavoriamo per costruire una società più sicura e prospera, dobbiamo affrontare la sfida della migrazione» ha detto martedì al Parlamento il presidente Cyril Ramaphosa, condannando al contempo le recenti violenze xenofobe.

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