Kenya ed Etiopia stanno unendo le forze per fare pressione sull’Arabia Saudita e pretendere migliori condizioni contrattuali, tutele legali e stipendi più dignitosi per le centinaia di migliaia di lavoratrici e lavoratori domestici cittadini di questi Paesi africani impiegati nel Paese.
Il quotidiano The East African cita fonti diplomatiche e della stampa dell’Africa orientale secondo cui i governi di Nairobi e Addis Abeba stanno conducendo un’azione di lobbying per rinegoziare gli accordi bilaterali sul lavoro, puntando in particolare all’introduzione di un salario minimo garantito più elevato e a un reale scudo protettivo contro abusi e sfruttamento.
A causa delle crescenti restrizioni e dei costi di reclutamento applicati dai Paesi asiatici (come Filippine e Indonesia), l’Africa orientale è diventata in questi mesi il nuovo bacino di riferimento per le famiglie saudite. Kenya, Etiopia e Uganda forniscono oggi il 34% di tutto il personale domestico di nuova introduzione nell’area del Gcc (Consiglio di cooperazione del Golfo), contro appena il 12% registrato nel 2014.
Nonostante l’elevata domanda, i lavoratori dell’Africa orientale rimangono i meno pagati della regione. Secondo l’indice salariale dei lavoratori domestici del Gcc, lo stipendio medio mensile di una collaboratrice domestica etiope in Arabia Saudita si attesta intorno ai 210 dollari, mentre quello di una lavoratrice keniana oscilla sui 220 dollari, cifre decisamente inferiori rispetto ai 320 dollari medi percepiti dalle colleghe filippine per le medesime mansioni.
Oltre alla parità salariale, Nairobi e Addis Abeba chiedono garanzie concrete sulla sicurezza personale dei propri cittadini. Nonostante le recenti riforme introdotte da Riad (tra cui il divieto formale per i datori di lavoro di trattenere i passaporti), i lavoratori domestici rimangono di fatto esclusi dalle tutele della legge generale sul lavoro saudita, una vulnerabilità amplificata dal sistema della cosiddetta Kafala (il meccanismo di sponsorizzazione che lega a doppio filo il visto del lavoratore al datore di lavoro), che i rapporti delle principali organizzazioni internazionali per i diritti umani continuano a descrivere come un terreno fertile per turni di lavoro massacranti fino a 16-18 ore, mancati pagamenti e abusi fisici o psicologici.
Il Kenya ha firmato con l’Arabia Saudita un nuovo accordo bilaterale sul reclutamento e l’occupazione a margine dell’inaugurale “Kenya-Saudi Arabia political consultations meeting” a Riad. L’obiettivo del fronte comune con l’Etiopia è ora quello di standardizzare e rafforzare queste intese a livello regionale, per evitare che la concorrenza tra i Paesi d’origine al ribasso continui a penalizzare i lavoratori africani. Per entrambi i Paesi africani, le rimesse della diaspora inviate dal Golfo rappresentano un pilastro fondamentale per l’afflusso di valuta estera e il sostentamento dell’economia nazionale.



